In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
La nuova modalità di dettatura vocale basata sull’intelligenza artificiale di SwiftKey è comparsa nell’ultima versione beta della tastiera di Microsoft e prova a occupare uno spazio che Google, per ora, ha lasciato scoperto. Il riferimento è a Rambler, la funzione arrivata con la gamma Pixel 11 su Gboard e potenziata da Gemini Intelligence, che permette di parlare in modo naturale, con pause, ripensamenti ed esitazioni, lasciando poi al modello il compito di trasformare tutto in un testo pulito, punteggiato e pronto da inviare. Il problema è che Rambler, almeno al momento, gira soltanto sui Pixel 11.
Google non ha chiarito se e quando la funzione arriverà su altri dispositivi Android, nemmeno sui Pixel delle generazioni precedenti. Un vuoto piuttosto evidente, considerando quanto la dettatura vocale sia diventata centrale per chi scrive messaggi in movimento. Ed è proprio lì che si infila Microsoft, con un approccio diverso su due punti che contano parecchio.
Come funziona la modalità AI voice di SwiftKey
Nella beta 9.13.16.4 della tastiera è spuntata una voce chiamata AI voice, raggiungibile dalla solita icona del microfono. Non è una funzione costruita da zero, ma l’evoluzione della dettatura già presente nell’app, ora capace di inserire automaticamente la punteggiatura e di riorganizzare il parlato in una forma più ordinata. In sostanza lo stesso mestiere che fa Rambler su Gboard, solo con un motore diverso sotto il cofano.
La differenza più interessante riguarda proprio dove finisce la voce dell’utente. Alla prima attivazione, SwiftKey scarica il modello vocale direttamente sullo smartphone e da quel momento tutta l’elaborazione avviene in locale, senza passaggi su server esterni. Un punto a favore sul fronte privacy, che però si porta dietro un limite preciso: la modalità non riesce a riscrivere il testo cambiandone tono o stile, operazione che invece Gboard mette a disposizione con i suoi strumenti di scrittura assistita.
Per ora la funzione risulta disponibile soltanto in lingua inglese, con un rollout della beta che sembra aver già raggiunto un buon numero di dispositivi.
Cosa cambia davvero rispetto a Rambler
Le prove sul campo, fatte su un Google Pixel 11 e su un Samsung Galaxy Z Fold8, raccontano un comportamento molto vicino a quello della soluzione di Google. La tastiera di Microsoft taglia via automaticamente pause e intercalari, e come Gboard aspetta che si finisca di parlare prima di elaborare e mostrare il risultato, invece di trascrivere parola per parola in tempo reale. Il testo arriva comunque in fretta, anche se manca quell’immediatezza che caratterizza Rambler.
È dopo la dettatura che le strade si separano davvero. Con Rambler si può intervenire a voce sul testo già scritto, correggere una frase, aggiungere un’emoji, trasformare un discorso confuso in un elenco puntato. L’AI voice di SwiftKey, invece, si ferma alla trascrizione ripulita e basta, senza editing vocale successivo. Un compromesso, certo, ma non tale da svuotare la novità di significato.
Il vero elemento di distinzione resta la disponibilità. La tastiera di Microsoft si scarica in versione beta su qualunque smartphone Android, senza vincoli di marca o di generazione, mentre la funzione di Google continua a essere un’esclusiva dei Pixel 11. Chi ha un telefono di due o tre anni fa e non ha alcuna intenzione di cambiarlo per una modalità di dettatura, insomma, oggi ha un’alternativa concreta da provare.
Resta il nodo della lingua, che limita per ora il pubblico potenziale all’inglese, e quello della profondità delle funzioni, dove Gboard mantiene un vantaggio sugli strumenti di riscrittura. Su tutto il resto, SwiftKey arriva prima e arriva su tutti.








