Gli spietati resta uno di quei film che continuano a farsi studiare, discutere e rivedere, e non solo per il nome di Clint Eastwood in cima al cartellone. La verità è che la scena finale di questo western è considerata da molti tra le migliori mai girate nella storia del cinema, eppure non tutti hanno davvero afferrato cosa voglia dire. Perché Eastwood, si sa, non fa mai nulla per caso.
C’è un aneddoto che dice tutto. Quando Sonia Chernus, una delle collaboratrici più fedeli del regista, ricevette la sceneggiatura di Gli spietati, la lesse con autentico orrore. E non nel senso positivo del termine. Arrivata al finale, scrisse a Eastwood dicendogli senza troppi giri di parole che quel copione non meritava il suo tempo, che era un insulto alla Malpaso, la sua casa di produzione, e che avrebbe fatto meglio a liberarsene il prima possibile. Chernus, ovviamente, non poteva immaginare che passato tra le mani sapienti del regista quel testo sarebbe diventato un capolavoro premio Oscar, un successo al botteghino e la dimostrazione che il western, dato per morto, era ancora vivissimo.
Nessun perdono per i maledetti
Uno dei motivi per cui il western è passato dall’essere il genere per eccellenza del cinema americano a diventare uno dei tanti fu la piattezza delle trame. Il buono impeccabile contro il villano assassino, con vittoria scontata del primo. Gli spietati è esattamente il contrario. Uno sguardo critico sui luoghi comuni del genere, con un protagonista che, lontano dall’avere un cuore d’oro, è un antieroe per cui il denaro conta più di ogni altra cosa.
Ed è proprio in questo contesto che si capisce la frase che definisce l’intero film: “Quello che uno merita non c’entra niente”. Will, il personaggio di Eastwood, tiene sotto tiro Little Bill steso a terra. Quest’ultimo gli dice che non merita di morire così, con la piccola scusa di non aver ancora finito di costruire la sua casa. Dopo essersi promessi che si rivedranno all’inferno, Will lo uccide e lascia il paese alle spalle.
Il peso di una sola battuta
Poco prima, mentre Will si contorce per la febbre, ricorda un conducente a cui aveva sparato in bocca, e dice: “Tutti i denti gli uscirono dalla nuca. Non aveva fatto nulla per meritarselo, per morire così”. È il tema che ritorna lungo tutto il film. Meritarselo oppure no, in un mondo brutale e selvaggio, dove la legge è ingiusta e a nessuno sembra importare. Eppure Little Bill non merita una bella vita, merita di morire sotto la canna di chi si vede come una forza inarrestabile.
Quello che uno merita non c’entra niente, perché è semplicemente ciò che sta accadendo. Ciò che accadrà. Non c’è bene, non c’è male, ognuno ottiene ciò che gli capita. Una battuta straordinaria che è riuscita a riconciliare con il western perfino i cinefili più lontani dal genere. Ed è per questo che Eastwood resterà sempre ai vertici della storia di Hollywood.
Gli spietati è arrivato nelle sale il 25 settembre 1992, dura 2 ore e 11 minuti, ed è diretto da Clint Eastwood, che divide lo schermo con Gene Hackman e Morgan Freeman.


