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Un progetto chiamato fanzha-ai-proxy è rimasto online poche ore prima di essere cancellato da GitHub, e in quelle poche ore è bastato per far discutere mezza comunità di sviluppatori cinese. L’idea era semplice quanto spericolata: permettere a chiunque di collegarsi gratis al modello di intelligenza artificiale antifrode gestito dal governo di Pechino, usandolo come se fosse un normale servizio commerciale. Tra i programmatori cinesi il commento più ricorrente è stato quello di chi paragona l’operazione al gesto di togliere le pulci dalla testa di una tigre, immagine piuttosto eloquente per descrivere il rapporto tra rischio e ricompensa.
A firmare il tutto è stato uno sviluppatore che si fa chiamare con lo pseudonimo kltyton, autore di un lavoro tecnicamente pulito e concettualmente esplosivo. Il codice pubblicato non era un attacco vero e proprio, ma un involucro costruito attorno a qualcosa che già esisteva e che, in teoria, non doveva finire in mani estranee.
GitHub: come funzionava il proxy verso l’IA antifrode
Il meccanismo alla base di fanzha-ai-proxy era un reverse proxy, ovvero una specie di ponte che parla con il modello governativo sul lato nascosto e restituisce all’utente qualcosa di familiare. Le richieste e le risposte venivano tradotte nel formato delle API OpenAI, quello con l’endpoint /v1/chat/completions che ormai è diventato uno standard di fatto. Il risultato pratico è che il modello statale poteva essere agganciato a strumenti diffusissimi come NextChat, LobeChat o CodexCLI, esattamente come si farebbe con qualunque altro servizio di intelligenza artificiale a pagamento, ma senza spendere nulla.
Il punto più delicato riguarda il modo in cui veniva mantenuto l’accesso. Il progetto sfruttava il meccanismo degli Access Token già presente nell’applicazione ufficiale del National Anti-Fraud Center, il centro nazionale antifrode cinese, che consente di conservare lo stato di una sessione fino a 90 giorni senza bisogno di ripetere il login. Una comodità pensata per gli utenti dell’app che, riadattata, diventava una chiave d’accesso prolungata al modello. Lo sviluppatore non ha nemmeno provato a mascherare le intenzioni: nella descrizione del repository l’obiettivo dichiarato era proprio quello di scroccare risorse di calcolo al sistema statale.
Cinque ore di vita, poi la rimozione da GitHub
La diffusione è stata rapidissima, come spesso accade quando un progetto tocca insieme curiosità tecnica e trasgressione. GitHub ha però cancellato il repository nel giro di 5 ore, con ogni probabilità dopo una segnalazione arrivata dalle autorità cinesi. Un tempo di reazione che dice molto su quanto sia sorvegliato il perimetro dei servizi digitali pubblici in Cina, dove episodi del genere possono tradursi in sanzioni pesanti, non certo in una tirata d’orecchie.
Non è un caso isolato. Ad agosto era emersa una vicenda ben più grave, con un utente che aveva preso un modello sbloccato da una stazione di rilancio privata attiva in Cina e lo aveva impiegato per cercare vulnerabilità in un sito con dominio .gov.cn, quindi riconducibile al governo. L’operazione era andata a segno: controllo da Super Admin sul sistema di gestione dei contenuti, accesso ai dati degli utenti registrati, migliaia di articoli e perfino i backup del database. Nei piani c’era anche l’installazione di una backdoor nascosta e permanente per continuare a sottrarre informazioni nel tempo.
A rovinare i piani è stata la vanità. Il responsabile aveva condiviso gli screenshot dell’impresa nella chat privata della community legata alla stazione di rilancio, dove un membro più prudente ha capito immediatamente il peso legale della faccenda e ha segnalato l’intero gruppo alla polizia cinese specializzata in cybersicurezza. Il tema di fondo resta lo stesso in entrambi i casi: man mano che i modelli diventano più capaci, crescono anche la portata di questi episodi e i vettori di minaccia che si portano dietro.








