Il piano europeo per costruire fino a sette gigafactory dedicate all’intelligenza artificiale entra ora nella fase operativa. L’annuncio, arrivato con un bando ufficiale rivolto alle imprese e ai consorzi interessati, segna un passo concreto rispetto a quanto era stato presentato a febbraio 2025 durante il Summit per l’azione sull’IA di Parigi. Da quel momento si parlava molto di ambizioni e cifre, ma mancava la parte più importante, cioè capire chi avrebbe potuto candidarsi e a quali condizioni.
Cosa prevede il bando europeo
Il progetto ruota attorno alla creazione di grandi centri di calcolo pensati per addestrare i modelli di intelligenza artificiale più avanzati. Non si tratta di semplici data center, ma di strutture su scala enorme, capaci di ospitare una quantità impressionante di processori dedicati. L’idea di fondo è dare all’Europa una capacità di calcolo propria, riducendo la dipendenza da infrastrutture che oggi si trovano quasi sempre altrove, soprattutto negli Stati Uniti.
Le gigafactory dovrebbero contenere circa quattro volte più processori rispetto agli impianti di calcolo già finanziati dall’Unione fino a questo momento. Un salto notevole, che spiega bene perché il progetto venga considerato strategico. Chi vuole partecipare deve presentare una candidatura strutturata, con un piano che tenga insieme aspetti tecnici, finanziari e industriali. Non basta avere buone intenzioni, servono garanzie solide sulla capacità di realizzare davvero queste infrastrutture.
Investimenti e obiettivi dell’Unione
Il tema degli investimenti è centrale in tutta questa operazione. Costruire e far funzionare impianti di questo tipo richiede risorse enormi, e per questo il modello scelto punta su una collaborazione tra fondi pubblici e capitali privati. L’Unione mette a disposizione una parte del finanziamento, ma si aspetta che le aziende coinvolte portino competenze, tecnologie e denaro. È un approccio che vuole spingere il settore privato a scommettere sul futuro tecnologico del continente.
Dietro questa scelta c’è una precisa strategia legata alla sovranità tecnologica. L’Europa non vuole restare indietro nella corsa all’intelligenza artificiale, un ambito in cui Stati Uniti e Cina hanno già investito somme colossali. Avere gigafactory sul proprio territorio significa poter sviluppare e addestrare modelli avanzati senza dover dipendere da server e capacità di calcolo controllati da altri. Una questione che tocca sia l’economia sia la sicurezza.
Il numero massimo previsto è di sette impianti, ma non è detto che vengano realizzati tutti. Molto dipenderà dalla qualità delle candidature ricevute e dalla reale disponibilità di risorse. Le imprese e i consorzi hanno ora un percorso definito da seguire, con criteri chiari da rispettare per accedere ai finanziamenti. Chi supererà la selezione entrerà a far parte di un progetto destinato a segnare l’infrastruttura digitale europea per gli anni a venire.
La direzione è comunque tracciata. L’Unione ha deciso di puntare forte sulla capacità di calcolo come leva per non perdere terreno rispetto alle grandi potenze tecnologiche mondiali. Il bando appena lanciato rappresenta il primo filtro concreto attraverso cui passeranno tutte le proposte, aprendo una fase in cui alle parole dovranno finalmente seguire cantieri, macchine e processori pronti a lavorare.









