Gemini è ormai vicinissimo a un traguardo che fino a poco tempo fa sembrava riservato a pochissimi. L’assistente di Google ha toccato i 950 milioni di utenti attivi mensili e si prepara a entrare nel club esclusivo dei servizi che superano il miliardo di persone. Un salto notevole, considerando che siamo ancora dentro quella che tutti chiamano la corsa all’intelligenza artificiale, anche se le regole del gioco stanno cambiando parecchio.
Il punto è proprio questo. Non conta più soltanto avere il modello più brillante o più preciso. Adesso il metro di paragone è un altro, cioè quante persone usano davvero questi strumenti ogni giorno. È diventato il vero indicatore per capire chi riuscirà a trasformare l’AI in qualcosa di quotidiano, capace di modificare il modo in cui cerchiamo informazioni, lavoriamo e usiamo lo smartphone. E su questo fronte Google si trova comodamente tra i protagonisti.
La forza dell’ecosistema Android
Diciamocelo, a Google piace vincere facile. L’azienda ha potuto sfruttare una base di utenti Android enorme, già pronta all’uso, e i risultati si vedono. In appena un anno la base utenti di Gemini è triplicata. Un ritmo di crescita che pochi altri possono permettersi, proprio perché parte da una posizione di vantaggio strutturale.
E pensare che fino a pochi mesi fa la situazione sembrava diversa. ChatGPT aveva costruito un margine che appariva difficile da colmare, quasi incolmabile. La sensazione era che OpenAI avesse messo una distanza notevole tra sé e gli inseguitori. Oggi invece quella distanza si è ristretta parecchio, anche se ChatGPT dal canto suo ha comunque raggiunto il miliardo di utenti mensili.
Perché la distanza si è ridotta
La ragione è abbastanza semplice, e va detta con un pizzico di malizia. Google non gioca ad armi pari, nel senso che dispone di un ecosistema gigantesco. Android, Gmail, Chrome e Search formano una rete capillare che ha reso molto più facile mettere Gemini davanti agli occhi di centinaia di milioni di persone. Non serve convincerle a scaricare qualcosa di nuovo, basta integrarlo in strumenti che già usano tutti i giorni.
È una leva che OpenAI non possiede allo stesso modo. ChatGPT resta un prodotto fortissimo e riconosciuto, ma deve conquistare gli utenti uno a uno, senza poter contare su un sistema operativo installato su miliardi di dispositivi. Ecco spiegato perché il traguardo del miliardo, per Google, sembra più una questione di tempo che di reale sforzo commerciale.
La pressione su ChatGPT, insomma, cresce settimana dopo settimana. E con Gemini così vicino a quella soglia simbolica, la competizione nel campo dell’intelligenza artificiale entra in una fase in cui i numeri di utilizzo pesano quanto, se non più, della qualità pura dei modelli.


