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Gemini Notebook trasforma le ricerche in app su misura

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Nato come esperimento dentro Google Labs e diventato poi uno dei prodotti di intelligenza artificiale più amati di Google, Gemini Notebook sta preparando una novità che potrebbe rivelarsi tra le più rilevanti da quando lo strumento è comparso. Il servizio, che fino a poco tempo fa tutti conoscevano come NotebookLM, ha cambiato nome proprio per rientrare sotto l’ombrello del marchio Gemini, e da allora l’esperienza d’uso è rimasta più o meno la stessa. Ora però si intravede qualcosa di diverso.

Il colosso di Mountain View non ha mai smesso di lavorarci sopra, e l’ultima trovata riguarda una funzione che permetterebbe di trasformare i materiali caricati in vere e proprie applicazioni. Nel pannello Studio è spuntata una tile chiamata “App”, e dalla descrizione fornita da Google il concetto è chiaro: partire dalle fonti che si stanno consultando per costruire un’app su misura.

Da uno screenshot trapelato si capisce come dovrebbe funzionare la cosa. L’idea è che l’utente scriva una richiesta in un campo di testo e prema il pulsante Generate. Basterebbe digitare cosa si vuole ottenere, che sia un piccolo gioco divertente o una dashboard visiva, e il sistema penserebbe al resto. Un modo insomma per rendere concreto e interattivo il materiale di studio, invece di lasciarlo fermo tra le pagine.

Non ci sono conferme ufficiali, ma è probabile che questa funzione finisca riservata al piano a pagamento, il livello Premium. Anche ipotizzando che Google decida davvero di metterla dietro un abbonamento, resta un punto interrogativo sui tempi: nessuno sa ancora quando la tile “App” arriverà davvero sui dispositivi degli utenti.

Altre due funzioni in cantiere per Gemini Notebook

Oltre alla tile dedicata alle app, sono emersi indizi su altre novità in preparazione. La prima è un pulsante per aggiungere una nota manuale, mentre la seconda affida all’intelligenza artificiale il compito di generare una nota al posto dell’utente. Due opzioni che sembrano fatte apposta per completarsi a vicenda. Le note redatte dall’AI dovrebbero trasformare in fretta le fonti in appunti utili, mentre la possibilità di scriverne di proprie lascia più controllo in mano a chi usa lo strumento, con la libertà di intervenire e modificare quando serve. Un equilibrio tra automatismo e gestione personale, che è poi quello che molti chiedono a strumenti di questo tipo.

C’è poi un terzo elemento in lavorazione, ovvero un interruttore per il watermarking. Le informazioni a riguardo sono ancora scarse, ma pare pensato per decidere se far comparire o meno il marchio che segnala i contenuti generati dall’AI sui file esportati, quindi video, presentazioni e infografiche. Anche in questo caso non si conosce la data di rilascio. Quello che si intuisce dalle indiscrezioni è che Google potrebbe trovarsi nelle fasi finali dello sviluppo. Se le cose stanno davvero così, tutte queste funzioni potrebbero raggiungere gli utenti prima di quanto ci si aspetterebbe.

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