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Gemini Nano 4 è appena entrato ufficialmente nella documentazione per sviluppatori di Google, e con lui è arrivata anche la prima lista di smartphone che lo supportano. Un aggiornamento tecnico, di quelli che di solito passano sotto il radar, ma che in questo caso racconta parecchio su come Google intende distribuire le sue funzioni di intelligenza artificiale più avanzate nei prossimi mesi. Il modello, identificato internamente con la sigla nano-v4, è la nuova generazione del motore AI che gira direttamente sul telefono, senza passare dal cloud. I primi dispositivi ad averlo a bordo sono arrivati nelle ultime settimane e portano la firma di due soli produttori. Google e Samsung, nessun altro per ora.
Quali smartphone supportano Gemini Nano 4
La lista è corta e piuttosto prevedibile. Da parte di Google ci sono Pixel 11, Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold. Sul fronte coreano invece figurano Galaxy Z Flip8, Galaxy Z Fold8 e Galaxy Z Fold8 Ultra. Tutto qui, almeno per il momento.
Va detto che questo elenco nasce per un pubblico ben preciso, cioè gli sviluppatori che vogliono ottimizzare le proprie applicazioni sfruttando l’elaborazione AI locale. Non è un annuncio commerciale e non è pensato per l’utente finale. Però funziona benissimo come indizio, perché indica quali dispositivi avranno la potenza necessaria per far girare le funzioni più pesanti di Gemini Intelligence quando queste inizieranno a diffondersi davvero. L’assenza di altri produttori Android non sorprende più di tanto. Le prime ondate di tecnologie AI on-device tendono a partire dai flagship di chi collabora più strettamente con Google, e i pieghevoli Samsung insieme alla serie Pixel rientrano esattamente in quella categoria.
I requisiti aggiornati per Gemini Intelligence
Insieme alla lista dei compatibili, Google ha rivisto anche i requisiti minimi necessari per accedere a Gemini Intelligence su Android. Tra le specifiche obbligatorie è ricomparsa la voce Nano v3 o superiore, una riga che aveva già fatto capolino a maggio dopo The Android Show nell’edizione I/O, era poi sparita dalla documentazione e adesso è tornata al suo posto.
Il resto dell’elenco è meno discusso ma altrettanto vincolante. Servono prestazioni multimediali di ultima generazione, il che significa supporto ad audio spaziale, HDR e gestione avanzata degli scatti in condizioni di scarsa illuminazione. Poi ci sono gli aggiornamenti annuali dei driver dedicati al gaming e il superamento di una serie di test di qualità specifici. Insomma, non basta avere un chip potente, bisogna rispettare un pacchetto di criteri piuttosto ampio. Il fatto che il requisito minimo sia fissato su Nano v3 e non su Nano 4 è un dettaglio non da poco. Significa che la compatibilità con le funzioni AI non coincide automaticamente con la lista dei dispositivi che montano l’ultima versione del modello.
Cosa succede con Pixel 10 e Galaxy S26
Gemini Intelligence ha debuttato il mese scorso proprio sui nuovi pieghevoli Samsung, portando un’automazione delle attività estesa a oltre 40 applicazioni. Su Pixel 11 invece Google ha introdotto Rambler, il sistema di dettatura basato su intelligenza artificiale, e Proactive Assistance, che altro non è che l’evoluzione di quella funzione già conosciuta come Magic Cue.
La domanda che circola di più riguarda i modelli della generazione precedente e quelli appena presentati da Samsung. Pixel 10 e Galaxy S26 riceveranno mai queste funzioni in via ufficiale? Al momento nessuna conferma. Google si è limitata a dire che le novità arriveranno “a ondate”, una formula abbastanza elastica da lasciare spazio a qualsiasi scenario. Con l’asticella posizionata su Nano v3 come requisito di partenza, la porta tecnicamente non è chiusa. Un dispositivo che monta quella versione del modello, sulla carta, rientra nei parametri. Il punto è che il requisito sul modello AI è solo uno dei tasselli richiesti, e tutti gli altri criteri legati a multimedia, driver e test di qualità devono essere rispettati allo stesso modo perché un telefono venga considerato idoneo.










