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Gemini in Chrome arriva su tutti gli Android negli USA

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Gemini in Chrome smette di essere un privilegio per pochi e diventa disponibile per tutti gli utenti Android negli Stati Uniti, completando un percorso annunciato lo scorso maggio durante The Android Show, quando Google aveva parlato di una distribuzione limitata a una parte del pubblico. Da oggi la funzione arriva su tutti i dispositivi Android statunitensi, senza liste d’attesa e senza selezioni.

L’idea alla base è semplice, anche se le implicazioni pratiche sono parecchie: avere l’assistente dentro il browser significa poter lavorare su quello che compare a schermo invece di dover copiare, incollare, cambiare app. Una pagina web complicata diventa una conversazione. Un blog di dolci pieno di aneddoti sulla nonna e di pubblicità si riduce a quello che serve davvero, cioè ingredienti e passaggi.

Cosa cambia dentro il browser

Il punto interessante è l’integrazione con il resto dell’ecosistema. Gemini si collega ad altre applicazioni Google come Gmail, Calendar e Keep, e questo apre scenari che fino a poco tempo fa richiedevano una serie di passaggi manuali. Gli ingredienti di quella ricetta possono finire direttamente in Keep senza mai uscire da Chrome. Se durante la navigazione salta fuori la data di un concerto, l’evento può essere aggiunto al calendario e le informazioni sui biglietti spedite via mail a un amico, tutto nella stessa sessione.

C’è anche la parte creativa, affidata a Nano Banana, che permette di generare e personalizzare immagini direttamente da lì. Per attivare il tutto basta toccare l’icona di Gemini oppure il menu a tre punti in alto a destra nella barra degli strumenti. L’assistente si apre nella parte bassa del display, in modo da lasciare visibile la pagina su cui si sta lavorando.

Il dettaglio non è banale. Tenere il contenuto sotto gli occhi mentre si fa una domanda cambia il modo in cui si usa uno strumento del genere, perché elimina quel senso di scollamento tipico degli assistenti che vivono in una finestra separata e chiedono continuamente di essere aggiornati sul contesto.

Auto browse, il pezzo riservato agli abbonati

Chi paga ottiene qualcosa in più. Gli abbonati ai piani AI Pro e AI Ultra negli Stati Uniti hanno accesso alle capacità agentiche di Gemini in Chrome attraverso auto browse, una funzione che sposta l’assistente dal ruolo di consulente a quello di esecutore.

Auto browse naviga le pagine web, clicca sui link, compila i moduli e porta a termine attività composte da più passaggi. Si occupa di tutto tranne le fasi conclusive più delicate, quelle in cui serve una decisione umana: pubblicare un post sui social o completare un pagamento restano operazioni riservate a chi sta davanti allo schermo. Una scelta prudente, e comprensibile, considerando quanto poco piacerebbe scoprire un acquisto non autorizzato nella cronologia degli ordini.

Per mostrare come funziona, Google ha usato un esempio concreto: la ricerca di una ciotola personalizzata per cani su Chewy.com. Non un compito epico, ma esattamente il tipo di incombenza noiosa che richiede di aprire schede, confrontare opzioni, riempire campi e perdere venti minuti senza accorgersene.

La distinzione tra i due livelli di servizio è quindi abbastanza chiara. La versione gratuita di Gemini in Chrome ragiona su quello che l’utente sta guardando e collega le informazioni alle app Google. La versione a pagamento agisce al posto dell’utente, almeno fino al momento in cui serve mettere mano al portafoglio o alla propria reputazione online. Il rollout riguarda per ora il territorio statunitense e tutti i dispositivi Android che vi si trovano.

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