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Giorgio Parisi: con l’IA lavorare meno a parità di salario

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Con l’intelligenza artificiale sarebbe possibile lavorare meno a parità di salario, ma la direzione da prendere non dipende dagli algoritmi. A sostenerlo è Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica, che ha affrontato la questione durante la presentazione del suo ultimo libro “Il nostro futuro su un piccolo pianeta bisognoso di cura” nella Sala Capitolare del Senato. Il suo ragionamento è lineare e chiama in causa chi ha il compito di governare.

Il punto di partenza è la capacità delle nuove tecnologie di far crescere in modo notevole la produttività. Se macchine e software svolgono una parte crescente delle attività, lo stesso risultato si può ottenere impiegando meno ore. Per lo scienziato però il vero nodo è capire a chi andrà il vantaggio di questa trasformazione.

Due scenari per il futuro del lavoro

Parisi descrive due strade possibili e alternative tra loro. La prima prevede che gli extraprofitti generati dall’IA restino in gran parte nelle mani delle grandi aziende, cioè di chi sviluppa e controlla questi sistemi e ne raccoglie i guadagni. La seconda punta invece a una redistribuzione dei benefici legati all’aumento della produttività, che si tradurrebbe in una riduzione dell’orario di lavoro senza alcun taglio in busta paga.

“L’intelligenza artificiale permette un enorme aumento della produttività, ma bisogna capire chi ne prenderà i benefici” ha spiegato il fisico davanti al pubblico. Una frase semplice che però sposta l’attenzione dal piano tecnico a quello sociale. La tecnologia in sé non stabilisce come verranno ripartiti i frutti del progresso. Offre una possibilità, e questa possibilità può essere sfruttata in modi molto diversi. Nel ragionamento del Nobel la riduzione dell’orario non viene presentata come un’utopia lontana. È una conseguenza concreta e percorribile di ciò che l’intelligenza artificiale è già in grado di fare. Se il lavoro diventa più efficiente, il tempo risparmiato potrebbe tornare alle persone invece di trasformarsi soltanto in margini più alti per le imprese.

La scelta spetta alla politica

Il passaggio decisivo del discorso riguarda proprio il ruolo delle istituzioni. Secondo Parisi non saranno i mercati né le aziende a stabilire da soli quale dei due scenari prenderà forma. La responsabilità ricade sulla politica, chiamata ad accompagnare la società verso un nuovo equilibrio oppure a lasciare che le cose seguano il loro corso spontaneo. “Possiamo lasciare che siano le grandi aziende a concentrare i profitti nelle loro mani” ha affermato lo scienziato, aggiungendo che l’alternativa è “optare per una diminuzione dell’orario di lavoro a parità di salario”. Le due opzioni vengono messe una accanto all’altra senza giri di parole, quasi a sottolineare che non esiste una via neutra. Non decidere significherebbe comunque favorire uno dei due esiti, cioè quello in cui i guadagni restano concentrati.

La cornice scelta per queste parole non è casuale. La presentazione del volume si è svolta all’interno del Senato, nel luogo dove si discutono e si approvano le leggi che regolano anche il mondo del lavoro. Il titolo stesso del libro richiama l’idea di un pianeta fragile e di un futuro che richiede attenzione e cura, temi che si intrecciano con la riflessione sull’impatto dell’IA nella vita quotidiana di milioni di lavoratori. Il fisico non entra nei dettagli di come dovrebbe avvenire la redistribuzione né indica misure specifiche. Si limita a tracciare il confine tra due modelli di società e a indicare chi deve scegliere. “E’ una decisione che spetta alla politica” ha concluso Parisi, lasciando la questione nelle mani di chi siede nelle aule parlamentari.

Fonte: TecnoAndroid

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