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Capire un comando vocale in una stanza silenziosa è tutto sommato facile, ma le case vere raramente lo sono. Per questo Google ha messo mano a Gemini for Home, l’assistente che anima gli ecosistemi domestici del colosso di Mountain View, con l’obiettivo di renderlo più efficace proprio nelle situazioni in cui finora tendeva a inciampare. Il punto debole era chiaro a molti, cioè la difficoltà nel distinguere la voce di chi parla davvero all’assistente da tutto quello che succede intorno.
Quando in casa c’è una sola persona, con la TV spenta e nessuna musica ad alto volume, il compito per un assistente vocale è piuttosto semplice. Le condizioni sono ideali e il riconoscimento vocale funziona senza troppi intoppi. Lo scenario cambia completamente quando qualcuno sta chiacchierando nella stanza accanto, dalla cucina arrivano i rumori degli elettrodomestici e magari si aggiungono anche altri suoni ambientali. In quei momenti capire a chi è rivolta una frase diventa molto più complicato e chi utilizza Google Home ogni giorno se ne sarà accorto più di una volta, tra richieste cadute nel vuoto e risposte che non c’entravano nulla.
Gemini for Home impara a isolare la voce dal rumore di sottofondo
La novità più rilevante arriva con il terzo aggiornamento di settembre, che interviene proprio sulla capacità dell’assistente di separare la voce dell’utente dalle conversazioni presenti in sottofondo. Detto in parole semplici, Gemini for Home dovrebbe riuscire con maggiore frequenza a capire quando un comando è indirizzato a lui e quando invece si tratta di un dialogo tra persone che non ha nulla a che vedere con la domotica.
Il beneficio pratico è facile da immaginare. Meno richieste ignorate e meno interpretazioni sbagliate significano un’esperienza più fluida, soprattutto nelle abitazioni affollate o semplicemente vivaci, dove il rumore di sottofondo è la norma e non l’eccezione. Un assistente che ascolta male finisce per essere usato poco, e Google sembra aver preso atto di questa dinamica concentrandosi su un aspetto meno appariscente rispetto alle nuove funzioni, ma decisamente più importante nella vita di tutti i giorni.
Risposte più rapide e attenzione alle case multilingue
L’ascolto non è l’unico fronte su cui l’azienda ha lavorato. In parallelo Google ha comunicato di aver ridotto i tempi di risposta dell’assistente per una serie di operazioni comuni, quelle che si ripetono più spesso durante la giornata. Rientrano in questa categoria il controllo dei dispositivi della casa, la riproduzione di contenuti multimediali e la gestione di sveglie e timer. Si tratta di azioni brevi e frequenti, per le quali anche pochi istanti di attesa possono risultare fastidiosi, e rendere più scattante l’assistente proprio su questi comandi ha un impatto immediato sulla percezione complessiva del servizio.
C’è poi un ulteriore intervento che riguarda le case multilingue, ovvero quelle abitazioni in cui si parlano più lingue. Anche in questo caso il tema è strettamente legato al riconoscimento vocale in senso generale, perché un assistente costretto a passare da una lingua all’altra deve prima di tutto comprendere correttamente cosa gli viene chiesto. Famiglie con componenti di nazionalità diverse o persone abituate ad alternare idiomi diversi rappresentano uno scenario tutt’altro che raro, e Google ha scelto di dedicare attenzione anche a questa situazione.
Fonte: TecnoAndroid








