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L’intelligenza artificiale ha trovato un nuovo terreno di scontro, e stavolta la scintilla arriva dal mondo delle sei corde. Al centro delle polemiche c’è Edward “Bud” Cole, amministratore delegato di Fender, le cui parole rilasciate durante un’intervista alla rivista T3 sono tornate a circolare nelle ultime settimane. L’occasione era il 75° anniversario della Telecaster, ma quello che ha catturato l’attenzione è stato un paragone piuttosto azzardato, capace di scatenare la reazione furiosa di chitarristi e musicisti di ogni tipo.
Il ragionamento di Cole, che ha provato a mettere sullo stesso piano il modo in cui i musicisti imparano suonando cover e il funzionamento dei moderni modelli di IA, è stato letto da molti come una svalutazione bella e buona del percorso di formazione artistica. E il dibattito, prevedibilmente, è esploso.
Per il CEO di Fender le cover sono una forma di IA analogica
Durante l’intervista, Cole ha spiegato di vedere l’intelligenza artificiale come uno strumento pensato per affiancare i musicisti, non per rimpiazzarli. Fin qui niente di strano. Il problema è arrivato con l’esempio scelto per sostenere la tesi, quando ha affermato che la musica suonata dalle cover band sarebbe, in un certo senso, una forma di intelligenza artificiale analogica.
Secondo il numero uno di Fender, il processo con cui un chitarrista ascolta i brani di altri artisti, ne assorbe le tecniche e poi costruisce uno stile tutto suo non sarebbe poi così diverso dal modo in cui i modelli di IA vengono addestrati su enormi quantità di dati. Cole ha tirato fuori anche la sua storia personale, ricordando di aver imparato a suonare reinterpretando pezzi di gruppi come R.E.M., U2, The Smiths e The Cure. Una volta capite le strutture musicali e le tecniche di quegli artisti, ha raccontato, ha cominciato a comporre roba originale.
Nella sua visione, insomma, l’IA potrebbe diventare un alleato per rendere i chitarristi più produttivi, farli collaborare più facilmente e accorciare il tragitto dall’apprendimento alla composizione. Ha spinto il paragone ancora più in là, arrivando a descrivere i compagni di band come una specie di Large Language Model, elementi che raccolgono un’idea di partenza e la ampliano, la migliorano e la sviluppano lungo il processo creativo.
Le critiche della comunità musicale
Le dichiarazioni, inizialmente quasi ignorate, sono tornate a girare sui social e hanno attirato in fretta l’attenzione di chitarristi, creator e youtuber del settore. A far storcere il naso è stato soprattutto quel parallelo tra l’apprendimento umano e il funzionamento dei modelli generativi. Per buona parte della comunità musicale, imparare una cover non vuol dire solo ingoiare dati, ma sviluppare qualcosa che un algoritmo fatica a replicare, come l’orecchio, il senso del ritmo, il tocco personale, l’interazione con gli altri e la sensibilità interpretativa.
C’è chi ha poi messo il dito su un paradosso commerciale evidente. Fender costruisce strumenti usati ogni giorno da milioni di appassionati, molti dei quali partono proprio imparando i grandi classici del rock o suonando in cover band nei locali. Per questo motivo alcuni hanno letto le parole del CEO come una critica indiretta a una fetta consistente della sua stessa clientela. Non sono mancate nemmeno le accuse di essersi schierato apertamente dalla parte delle aziende che sviluppano modelli di IA generativa, proprio mentre gran parte dell’industria musicale continua a contestare l’uso di opere protette da copyright per addestrare questi sistemi.
Una polemica arrivata in un momento delicato
Il tempismo, poi, non ha aiutato. Le uscite di Cole capitano in una fase già complicata per Fender, finita sotto i riflettori per tutt’altra vicenda. Nelle ultime settimane l’azienda ha avviato un’offensiva legale contro alcuni liutai indipendenti e produttori di strumenti, rivendicando la tutela del design della Stratocaster e arrivando persino a fare causa al rivenditore tedesco Thomann.
La sovrapposizione delle due storie ha ingrossato il malcontento, con diversi creator che hanno espresso pubblicamente il loro dissenso e, in qualche caso, annunciato l’intenzione di non comprare più prodotti del marchio. Davanti al polverone, Cole ha poi tentato di aggiustare il tiro in un’intervista a Fast Company. Il CEO di Fender ha spiegato che il suo obiettivo non era mettere sullo stesso piano il talento umano e i sistemi di IA, né sminuire il valore dell’apprendimento musicale tradizionale. Al contrario, secondo lui l’intelligenza artificiale resta uno strumento che può aiutare i musicisti a esplorare idee nuove senza sostituire l’esperienza fisica ed emotiva che nasce dal suonare una chitarra.











