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Gli elefanti africani selvatici sanno prendersi cura della propria salute molto più di quanto si potesse immaginare. Dalle osservazioni emerge che questi animali praticano una vera e propria forma di automedicazione e arrivano persino a nutrire i loro piccoli con quelli che potrebbero essere definiti dei frullati immunizzanti. È un comportamento che sposta ancora un po’ più in là il confine di ciò che si riteneva possibile per un animale che vive in natura.
Alla base di tutto ci sarebbe una qualità che da sempre accompagna la fama di questi pachidermi, cioè la loro straordinaria memoria. Quella capacità di ricordare, spesso citata quasi come un modo di dire, non è soltanto un dettaglio curioso da raccontare. Diventa invece uno strumento prezioso nel momento in cui un membro della mandria si ammala e il gruppo si trova a dover reagire.
Cosa significa che gli elefanti si curano da soli
Parlare di automedicazione per un animale vuol dire, in parole semplici, riconoscergli la capacità di intervenire sul proprio stato di salute senza che nessuno glielo insegni dall’esterno. Nel caso degli elefanti africani la questione assume un peso particolare perché non sembra riguardare soltanto il singolo esemplare. Il comportamento appare infatti legato alla vita del branco nel suo insieme, con i suoi legami e le sue abitudini condivise.
Il fatto che si tratti di animali selvatici e non di esemplari seguiti dall’uomo rende il quadro ancora più interessante. Nessun veterinario, nessun intervento esterno. Solo un gruppo di grandi mammiferi che, a quanto pare, sa come muoversi quando la salute di qualcuno vacilla.
Il punto più sorprendente però riguarda i cuccioli. L’idea di un frullato destinato ai piccoli richiama qualcosa di preparato e offerto con uno scopo preciso, quello di rafforzarne le difese. L’espressione è ovviamente un’immagine efficace più che una definizione scientifica, ma rende bene l’idea di un nutrimento pensato per proteggere i membri più giovani della famiglia. Visto da fuori, il gesto ricorda da vicino una forma di immunizzazione vera e propria.
Il ruolo della memoria quando qualcuno sta male
Ed è qui che la memoria torna al centro della scena. Gli elefanti sono celebri proprio per la loro capacità di ricordare e questa dote si rivela particolarmente utile quando il benessere del gruppo è in pericolo. Sapere come comportarsi davanti a un compagno che mostra segni di malessere richiede un bagaglio di esperienze a cui attingere, e questi animali sembrano possederlo in abbondanza.
Non si tratta quindi soltanto di ricordare luoghi, percorsi o volti familiari, come spesso si tende a pensare. La capacità mnemonica dei pachidermi assume un valore molto concreto e quasi pratico, legato alla sopravvivenza stessa della mandria. Ogni informazione conservata può diventare utile nel momento del bisogno, quando c’è da aiutare un individuo in difficoltà o da proteggere i più piccoli.
Il legame tra memoria e salute, in questo senso, disegna il ritratto di animali capaci di trasformare l’esperienza in cura. Gli elefanti africani mostrano così di avere un rapporto con il proprio corpo e con quello dei compagni molto più articolato di quanto un tempo si credesse. Quei famosi ricordi, insomma, tornano particolarmente utili proprio quando un membro della mandria si ammala.
Fonte: TecnoAndroid








