Vai al contenuto
Offerte

Elon Musk torna con il Pentagono: guiderà il Project Meridian

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Elon Musk torna a lavorare con Washington e lo fa da una posizione di primo piano, perché sarà tra i responsabili del Project Meridian, il programma con cui il Pentagono intende pianificare la guerra del futuro. Il ritorno arriva un anno e mezzo dopo l’uscita piuttosto burrascosa dall’amministrazione Trump, quando l’imprenditore aveva sbattuto la porta annunciando persino la nascita di un suo partito. Adesso il clima sembra cambiato e il fondatore di Tesla e SpaceX si ritrova di nuovo dentro i meccanismi del governo americano, stavolta con un incarico che riguarda direttamente la strategia militare.

Al suo fianco ci saranno due nomi di peso come Palmer Luckey e Newt Gingrich, che condivideranno con lui la guida dell’iniziativa. Il contesto dice parecchio sull’aria che si respira negli Stati Uniti. Il Dipartimento della Difesa è stato infatti ribattezzato in modo formale Dipartimento della Guerra, un cambio che ha toccato perfino l’indirizzo del sito istituzionale. Un progetto dedicato ai conflitti di domani, insomma, si inserisce in un quadro che appare del tutto coerente con questa scelta di nome.

Cosa prevede il Project Meridian

Alla base del Project Meridian c’è una presa di coscienza abbastanza netta. L’evoluzione tecnologica porterà con sé sviluppi che oggi non si possono prevedere e proprio per questo diventa necessario muoversi in anticipo, così da garantire che gli Stati Uniti restino la potenza militare che rappresentano ora. Il documento ufficiale che presenta il programma non gira troppo intorno alla questione e cita in modo esplicito i settori considerati decisivi.

Nel testo si parla di rapidi progressi nell’intelligenza artificiale, nell’autonomia, nell’energia diretta, nella robotica e nelle biotecnologie, oltre ad altri ambiti tecnologici giudicati di importanza critica. Secondo il documento questi nuovi campi, insieme alle nuove modalità di combattimento e agli sviluppi tecnologici, trasformeranno a fondo la natura stessa della guerra. Da qui la conclusione che per mantenere il predominio globale Washington deve anticipare gli scenari operativi futuri e agire con decisione per costruire gli strumenti necessari a dominarli.

Il verbo che ritorna più spesso è proprio quello, dominare. Non è un caso isolato né una sfumatura di linguaggio. Il programma porta il sottotitolo The Future of Warfare e il suo compito sarà studiare i contesti bellici che verranno, individuare le armi e le tecnologie necessarie per imporsi su di essi e proporre soluzioni concrete da cui iniziare lo sviluppo. L’obiettivo dichiarato è che l’America possa contare su una superiorità schiacciante nel XXI secolo e anche oltre.

La guerra ai tempi dell’intelligenza artificiale

Il ruolo centrale dell’intelligenza artificiale in tutto questo è fuori discussione. Si tratta della stessa tecnologia che secondo Donald Trump non rappresenta un pericolo e che il Presidente ha appena voluto ribattezzare Super Intelligence. Il nome scelto lascia intendere quanto la Casa Bianca punti su questi sistemi, considerati una leva strategica più che un motivo di preoccupazione.

Il punto è che la questione viaggia su due binari paralleli. Da un lato l’AI resta al centro di un dibattito acceso sui rischi legati a uno sviluppo troppo rapido o poco controllato, con timori che riguardano sicurezza e impatto sulla società. Dall’altro diventa in modo dichiarato lo strumento su cui una superpotenza fa affidamento per continuare a dominare la scena mondiale. Il Project Meridian si colloca esattamente in questa seconda prospettiva e affida a Elon Musk, Palmer Luckey e Newt Gingrich il compito di tradurla in armi e tecnologie per il Dipartimento della Guerra.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
118 Condivisioni