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Elden Ring su Nintendo Switch 2 arriva sul mercato con la Tarnished Edition e, a giudicare dall’analisi tecnica più approfondita comparsa finora, il rinvio ha fatto bene. Il gioco appare migliorato proprio grazie al posticipo, quello che FromSoftware si era trovata praticamente costretta ad annunciare mesi fa davanti a prestazioni disastrose sulla console ibrida. Non tutto è risolto, sia chiaro, ma il salto rispetto a quelle prime immagini imbarazzanti è evidente. La qualità visiva è la parte che convince di più. Su Nintendo Switch 2 esiste una sola modalità grafica, con risoluzione dinamica che oscilla tra 720p e 1080p in modalità TV, restando però molto spesso agganciata al valore più alto. Un comportamento migliore di quanto si vedeva sulle console della passata generazione, PS4 compresa. Curiosamente il gioco non sfrutta il DLSS, affidandosi invece al sistema di upscaling interno del motore di FromSoftware, la stessa soluzione adottata sulle altre versioni console.
Come si presenta la versione Nintendo Switch 2
Le impostazioni grafiche ricordano da vicino quelle di PS4, con qualche vantaggio non trascurabile: vegetazione più densa, distanza visiva maggiore e meno elementi che spuntano all’improvviso mentre si esplora l’Interregno. Il confronto con PS5 e Xbox Series X resta impietoso, e anche Series S mantiene una ricchezza grafica superiore. Detto questo, in alcune situazioni la versione Switch 2 riesce a risultare più definita della modalità Performance di Series S, nonostante la risoluzione più bassa. Le due versioni condividono peraltro le stesse impostazioni sulla qualità delle ombre. Il discorso cambia quando la console viene staccata dal dock. In portabilità la risoluzione dinamica scende parecchio, partendo da 864p e toccando picchi verso il basso fino a 462p, con ulteriori tagli su densità della vegetazione e gestione delle ombre. Un compromesso necessario, considerando il tipo di hardware e la mole di roba che Elden Ring deve gestire a schermo.
Il vero punto dolente resta il frame rate
Qui le note liete finiscono. La Tarnished Edition punta ai 40 fps ma li raggiunge raramente, e nei fatti lo standard sembra sostenibile soltanto puntando la telecamera verso il cielo. Anche quando il contatore si avvicina a quel valore, la distribuzione dei fotogrammi non è regolare, con un’instabilità percepibile durante il gioco normale. Le discese verso i 30 fps sono frequenti, e non mancano momenti in cui si scivola pure sotto quella soglia.
In modalità portatile la situazione peggiora ulteriormente, con cali intorno ai 20 fps che si presentano con una certa insistenza. Va però detto che, pur con tutti questi limiti, le performance restano complessivamente migliori di quelle viste su PS4 e Xbox One. Sui tempi di caricamento invece nessuna sorpresa negativa: sono molto più rapidi rispetto alle piattaforme della scorsa generazione e leggermente più veloci persino della versione Xbox Series S.
Il quadro finale è fatto di luci e ombre, ma la sostanza non cambia più di tanto. Il pacchetto include anche l’espansione Shadow of the Erdtree, il che significa una quantità di contenuti enorme da portarsi dietro ovunque. Per una console ibrida si tratta di un traguardo tecnico notevole, al netto delle incertezze sul frame rate, e resta uno dei modi più interessanti per affrontare uno dei titoli più influenti degli ultimi anni senza restare incollati al televisore. Il tempo extra concesso dal rinvio, insomma, si vede eccome. I mesi aggiuntivi di sviluppo hanno permesso di sistemare gran parte dei problemi mostrati nelle prime presentazioni, trasformando quella che sembrava una conversione compromessa in una versione portatile funzionale e visivamente solida, con caricamenti tra i più rapidi dell’intera offerta multipiattaforma.








