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Sul sito della Casa Bianca è comparsa una sala giochi vera e propria, e la reazione più netta è arrivata da Tetris, che ha preso le distanze dal minigioco ispirato al suo titolo più famoso. L’indirizzo è arcade.gov, rimanda a una sezione istituzionale e raccoglie cinque piccoli giochi in stile 8-bit, tutti con un messaggio politico neanche troppo nascosto sotto la grafica a pixel. Il tempismo, a un paio di mesi dalle elezioni di metà mandato, difficilmente è casuale.
Nessuno dei cinque titoli inventa qualcosa dal punto di vista del gameplay. Sono cloni, riletture, meccaniche viste mille volte e riadattate. Ma l’obiettivo dichiarato non è certo il divertimento: si tratta di propaganda confezionata come intrattenimento leggero, facile da condividere, immediata da capire anche per chi non segue la politica quotidianamente.
Da Flappy Bill a Build the Wall, i cinque giochi di arcade.gov
Il primo della lista è Flappy Bill, clone dichiarato di Flappy Bird, dove bisogna far volare l’aquila americana tra le colonne del National Mall senza schiantarsi. Poi arriva quello che ha acceso la miccia, ovvero Build the Wall: già dalla schermata iniziale il riferimento a Tetris è lampante, con i blocchi che però qui servono a costruire un muro al confine con il Messico. Dall’altra parte, a premere per entrare, ci sono creature disegnate come zombie fluorescenti. C’è poi Rio Run, una specie di Snake in cui il giocatore pattuglia l’argine di un fiume e cattura chi prova ad attraversarlo, accumulando una coda di deportati. Supply Line è il meno immediato da decifrare e riguarda l’alimentazione scolastica: bisogna impedire che certi cibi finiscano nel pranzo dei bambini, in linea con l’approccio dell’amministrazione al tema della salute infantile. Chiude Trump Savings Tycoons, dove si raccolgono denaro e monete d’oro, riferimento al programma che prevede conti di investimento intestati ai minori.
La replica di Tetris e l’ombra del copyright
L’account ufficiale del marchio non ha aspettato molto. Con un post del 4 settembre 2026, The Tetris Company ha chiarito di non essere stata coinvolta in alcun modo nella creazione di Build the Wall, aggiungendo di prendere le violazioni di copyright molto sul serio. Una formula asciutta che, tradotta, suona parecchio come l’anticamera di un’azione legale. Nello stesso intervento l’azienda ha anche marcato la distanza dal messaggio veicolato dal gioco, cosa non scontata per un brand che di solito resta lontanissimo dalle questioni politiche.
Il punto delicato è proprio quello del copyright. Le meccaniche di gioco, prese in sé, sono spesso difficili da proteggere, ma l’aspetto visivo, la disposizione dei blocchi, la struttura riconoscibile di un titolo diventato icona globale sono un terreno molto più scivoloso. E una controversia che coinvolge un sito istituzionale statunitense avrebbe un peso diverso rispetto al solito clone amatoriale che circola in rete.
Il gaming come strumento di comunicazione politica
Il messaggio veicolato da questa piccola arcade di Stato è piuttosto trasparente. Immigrazione, controllo dei confini, alimentazione nelle scuole, risparmio per le famiglie: gli stessi temi della comunicazione quotidiana dell’amministrazione, ridotti a schemi elementari dove esiste un obiettivo, un ostacolo e un punteggio. Rappresentare i migranti come zombie fluorescenti da bloccare con dei blocchi che cadono non è una scelta estetica innocente, ed è esattamente il tipo di semplificazione che rende questi contenuti così efficaci sui social.
La scelta della grafica 8-bit aggiunge un altro strato. Richiama la nostalgia, abbassa le difese, fa sembrare tutto più leggero di quanto sia. Un videogioco da browser si apre in due secondi, non chiede registrazioni, si condivide con uno screenshot del punteggio. E mentre gli osservatori discutono del contenuto, il traffico verso arcade.gov continua a crescere. Il caso resta aperto sul fronte legale, con Tetris che ha messo per iscritto la propria posizione e la Casa Bianca che, per ora, mantiene i cinque titoli online.








