Il fenomeno noto come El Niño che sta prendendo forma proprio ora nell’oceano Pacifico potrebbe diventare il più intenso degli ultimi 150 anni. E non stiamo parlando di una sfumatura da poco. Se le proiezioni fossero corrette, ci troveremmo davanti a eventi meteorologici estremi e a danni economici pesanti, destinati a durare nel tempo in diverse regioni del pianeta.
A dirlo è uno studio firmato da Zeke Hausfather, climatologo di Berkeley Earth, che ha messo a confronto le previsioni fino a luglio di quest’anno di 14 modelli climatici diversi. La sua conclusione è netta. El Niño di quest’anno non solo ha ottime probabilità di essere il più forte da quando esistono registrazioni affidabili, ma potrebbe superare il record precedente con un margine davvero sorprendente.
El Niño 2026: come sono arrivati a questa previsione
Ognuno dei modelli analizzati ha prodotto una serie di simulazioni, con scenari differenti, sul comportamento della temperatura in una zona del Pacifico chiamata Niño 3.4. È l’area che funziona da riferimento per capire quanto è intenso il fenomeno. In totale sono venute fuori 667 simulazioni, poi confrontate con i dati storici degli episodi più forti a partire dal 1877.
Il lavoro è stato calibrato tenendo conto di variabili come la temperatura media di ciascun periodo, e usando una tecnica chiamata RONI, pensata per separare l’effetto specifico di El Niño dal più generale riscaldamento del pianeta. In questo modo è stato possibile stimare sia la temperatura che il fenomeno potrebbe generare, sia la velocità con cui si sta sviluppando. Hausfather ha spiegato che la temperatura massima della superficie del mare nella zona Niño 3.4 potrebbe salire di 3,6 °C sopra i livelli normali. Un valore che batterebbe di circa 0,8 °C il precedente record del 2015-2016, quando l’anomalia massima si era fermata attorno ai 2,75 °C.
Per rendere l’idea, ha aggiunto lo studioso, la differenza tra questo El Niño e il quinto più intenso degli ultimi 150 anni è di appena mezzo grado. I modelli stanno insomma prevedendo qualcosa fuori scala rispetto a tutto ciò che è stato osservato finora.
Più esplosivo, più costoso
Queste condizioni, unite all’avanzata continua del riscaldamento globale, potrebbero fare del 2026 un anno da temperature record. Hausfather precisa però che gli effetti completi si vedrebbero soprattutto l’anno dopo. Secondo le sue proiezioni, nel 2027 la temperatura globale potrebbe arrivare fino a 1,7 °C sopra la media preindustriale, riportando il pianeta oltre la soglia di 1,5 °C fissata dall’Accordo di Parigi.
C’è un altro dato che colpisce. Il fenomeno si sta sviluppando più in fretta del solito. Questo El Niño si sta intensificando più rapidamente di quello del 1997-1998, ricordato come uno degli episodi dallo sviluppo più esplosivo di sempre. E a differenza di quello del 2015, che era partito con un oceano già caldo, l’attuale sarebbe iniziato all’inizio dell’anno in condizioni più fredde, legate a La Niña.
I risultati sono stati presentati questa settimana durante un incontro informativo organizzato da Berkeley Earth. Justin Mankin, climatologo del Dartmouth College, ha sottolineato come le modifiche ai pattern climatici possano favorire fenomeni estremi con impatti seri su ecosistemi, infrastrutture critiche e attività economiche.
Uno studio dello stesso Mankin ha ricordato che El Niño del 1997-1998 aveva provocato effetti climatici capaci di ridurre la crescita economica mondiale di circa 5,7 trilioni di dollari negli anni successivi, ovvero attorno ai 5,3 trilioni di euro. Se le proiezioni fossero corrette, l’episodio in arrivo potrebbe generare perdite accumulate intorno ai 10 trilioni di dollari, circa 9,3 trilioni di euro, entro il 2032.
Gli esperti invitano comunque alla prudenza. I modelli climatici hanno un buon livello di affidabilità. Non sono però mai stati messi alla prova con un El Niño tanto intenso quanto quello previsto, quindi le stime non possono dirsi certe. Restano però un segnale d’allarme su come il riscaldamento provocato dalle attività umane potrebbe amplificare i meccanismi naturali. Finché continuerà a crescere la concentrazione di gas inquinanti nell’atmosfera, ogni nuovo El Niño partirà da una base termica più alta, aumentando la probabilità che record di temperatura ed eventi estremi diventino sempre più frequenti e violenti.


