Il primo drone anti zanzare ha appena fatto la sua prima vittima, e c’è pure il video a dimostrarlo. Una startup ha diffuso le immagini di quella che, a tutti gli effetti, è la prima zanzara abbattuta da un sistema pensato proprio per dare la caccia a questi insetti. L’idea sulla carta è affascinante, ma va detto subito che la strada verso qualcosa di davvero utile nella vita di tutti i giorni sembra ancora lunga.
Il concetto di base è quasi fantascientifico. Un piccolo velivolo automatico che vola, individua le zanzare e le neutralizza senza bisogno di spray, zampironi o quelle piastrine che nessuno sa mai dove ha lasciato. Il progetto punta a diventare un prodotto vero e proprio, con un lancio previsto per il prossimo anno. La promessa è ambiziosa, forse fin troppo, ma il fatto che esista già una dimostrazione funzionante cambia parecchio le cose.
Come funziona il radar a ultrasuoni
La parte più interessante di tutta la faccenda è il modo in cui il drone riconosce il bersaglio. Il sistema si affida a un radar a ultrasuoni capace di distinguere le zanzare femmina dagli altri insetti. Un dettaglio che non è affatto casuale, perché sono proprio le femmine a pungere e, di conseguenza, a trasmettere eventuali malattie. Riuscire a separarle dal resto degli insetti che svolazzano nell’aria non è banale, e qui sta buona parte della sfida tecnologica.
Distinguere una zanzara da una mosca, da una falena o da un moscerino usando solo il suono del battito d’ali richiede una precisione notevole. Il battito alare di ogni specie ha una frequenza diversa, e il radar dovrebbe essere in grado di leggerla al volo, letteralmente. È un approccio elegante, ma anche estremamente delicato, perché basta poco per confondere un insetto con un altro e mandare a vuoto tutto il lavoro.
Tecnologia pronta, missione tutta da dimostrare
La tecnologia insomma esiste e funziona, almeno quanto basta per produrre quel primo video con la zanzara abbattuta. Il problema è passare da una singola cattura, filmata in condizioni probabilmente controllate, a un dispositivo che riesca a fare la stessa cosa in un giardino, in una stanza o all’aperto, con decine di insetti diversi che si muovono in ogni direzione.
La missione di questa startup, come è facile intuire, resta parecchio ambiziosa. Una cosa è colpire una zanzara ferma o quasi, un’altra è garantire un sistema affidabile che protegga davvero una persona o un’intera area dalle punture. Ci sono di mezzo autonomia della batteria, precisione dei movimenti, sicurezza per chi si trova nelle vicinanze e, non ultimo, il costo che un prodotto del genere potrà avere una volta arrivato sul mercato.
Per ora quello che c’è è un prototipo che ha dimostrato di poter funzionare e una data di uscita fissata per il prossimo anno. Abbastanza per incuriosire, non ancora abbastanza per dire addio a zampironi e spray. Il primo insetto è caduto, e adesso la startup dovrà dimostrare che quel video non era solo un colpo fortunato ma l’inizio di qualcosa che può reggere alla prova dei fatti.
