Dispatch ha finalmente una data d’uscita su Xbox e gli appassionati possono già segnarla in agenda: il 29 luglio, tra due settimane appena. AdHoc Studio ha sciolto le riserve dopo mesi di attesa, portando la sua acclamata avventura supereroistica anche sulle console Microsoft. Il gioco aveva debuttato tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, raccogliendo consensi importanti, e adesso arriva nel nostro ecosistema con un taglio dissacrante e per nulla scontato sul tema dei supereroi.
Un supereroe dietro la scrivania
La storia mette i giocatori nei panni di Robert Robertson, meglio conosciuto come Mecha Man. Le cose per lui non vanno benissimo: la sua tuta meccanica finisce distrutta durante uno scontro con l’acerrimo nemico, e da lì il protagonista è costretto a reinventarsi da capo. Niente più battaglie in prima linea, almeno per ora. Accetta un lavoro in un centro di smistamento chiamate dedicato ai supereroi, un posto dove il compito non è menare le mani ma coordinare gli altri.
Il ruolo del protagonista diventa quindi quello del dispatcher, alla guida di una squadra composta da ex supercattivi in fase di riabilitazione. Un’idea curiosa, che mescola le dinamiche più assurde della vita d’ufficio con l’obiettivo tutt’altro che secondario di ricostruire l’armatura e prendersi la tanto attesa vendetta. Insomma, un po’ burocrazia e un po’ desiderio di rivalsa.
Scelte che pesano davvero
Quello che ha convinto critica e pubblico è l’equilibrio tra narrazione, strategia e umorismo. Ogni decisione conta, e non è modo di dire: dagli scambi di battute nella sala pausa fino alle situazioni di vita o di morte sul campo, tutto lascia il segno. Le relazioni con gli eroi, le loro alleanze, perfino il percorso della storia personale del protagonista cambiano a seconda di come ci si comporta.
Il cuore del gameplay è una mappa strategica dalla quale valutare le emergenze in corso e decidere chi inviare. L’eroe più adatto, oppure quello sbagliato, con tutti i rischi e le ricompense del caso. Ogni mossa tattica porta conseguenze durature, non solo per il team ma per l’intera città di Los Angeles.
La gestione del roster, poi, chiede attenzione vera. Ciascun eroe si porta dietro peculiarità, difetti e un carico emotivo non indifferente, e mantenere la coesione del gruppo diventa una sfida a sé. C’è comunque margine per crescere: si possono migliorare le abilità dei personaggi e sbloccare nuove capacità, così da renderli più efficaci sul campo.
Alla base di tutto c’è una domanda che Dispatch pone senza troppi giri di parole: cosa significa davvero essere un eroe? Che si indossi un mantello oppure si resti seduti dietro a una scrivania a smistare chiamate, la risposta non è così ovvia come sembra. L’annuncio della data d’uscita è arrivato insieme a un nuovo trailer che mostra atmosfere e toni del gioco.