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Disney Plus verso una versione gratuita e arrivano i video TikTok

Il colosso dell’intrattenimento sta muovendo le sue pedine e questa volta il piatto forte riguarda proprio Disney Plus, la piattaforma di streaming che potrebbe presto ospitare un’opzione gratuita. A confermarlo è stato l’amministratore delegato Josh D’Amaro, che durante la call sui risultati finanziari del terzo trimestre del 2026 ha spiegato senza troppi giri di parole che l’azienda ci sta lavorando. Parole sue: stanno esplorando un prodotto gratuito pensato per i consumatori, con l’idea di allargare il bacino e portare più persone dentro l’ecosistema.

Il ragionamento è abbastanza lineare. Un’offerta gratuita, secondo D’Amaro, aiuterebbe a spingere la crescita degli abbonati in cima all’imbuto, quello che gli addetti ai lavori chiamano top of funnel. In pratica, farsi conoscere da chi ancora non paga, per poi provare a convertirlo. E i rumor su questo eventuale piano gratuito circolavano già da qualche settimana, ora la conferma sembra arrivata direttamente dai vertici.

C’è poi un altro annuncio arrivato nella stessa giornata. Disney e TikTok hanno chiuso un accordo per portare video in stile TikTok, a tema Disney e realizzati da creator selezionati, direttamente dentro l’app di Disney Plus. Questi contenuti finiranno in una nuova sezione chiamata Verts e partiranno con un programma pilota negli Stati Uniti entro la fine dell’anno. Un modo per rendere l’app qualcosa di più di un semplice catalogo di film e serie.

Disney Plus: uno streaming che cambia pelle in un mercato in fermento

Il contesto in cui si muove Disney non è dei più tranquilli. Il settore dello streaming sta attraversando una fase di consolidamenti e acquisizioni che stanno ridisegnando gli equilibri. A giugno Fox ha annunciato l’acquisizione di Roku per 22 miliardi di dollari, circa 20 miliardi di euro. E c’è la vendita in corso di Warner Bros Discovery a Paramount SkyDance, quest’ultima nata da una fusione soltanto l’anno scorso, che ha scatenato le proteste di molti lavoratori del settore. Timori concreti: meno posti di lavoro, meno progetti prodotti e, per le redazioni giornalistiche, meno libertà editoriale. David Ellison, amministratore delegato di Paramount SkyDance e figlio del magnate della tecnologia Larry Ellison, ha respinto queste preoccupazioni.

I dirigenti Disney, dal canto loro, la vedono in modo più ottimista. Secondo D’Amaro un’industria più consolidata rappresenta uno scenario di investimento migliore, e l’azienda vanta una lunga storia di partnership nello streaming su cui pensa di poter continuare a costruire. I numeri, del resto, danno una mano al racconto. Tra Disney Plus, Hulu ed ESPN, più gli accordi con HBO Max di proprietà Paramount, i ricavi legati allo streaming sono cresciuti dell’11% nel terzo trimestre, raggiungendo un totale di 5,53 miliardi di dollari, poco più di 5 miliardi di euro.

Non solo film e serie, ecco il vero disegno

Il punto è che Disney Plus non è più soltanto una piattaforma di streaming, e forse è proprio questo il bello. Secondo Mike Proulx, research director di Forrester, lo streaming soffre di un problema di relazione con il cliente, e Disney sta provando a risolverlo facendo diventare la sua app il centro di tutta l’offerta digitale. Film e serie restano le fondamenta, ma sport in diretta, giochi, merchandising, contenuti dei creator e vantaggi futuri danno alle persone più motivi per restare agganciate al marchio.

D’Amaro ha difeso anche alcuni flop recenti al botteghino, come il film su The Mandalorian e Grogu e il live action di Moana. Il primo ha appena raggiunto il pareggio, diventando il film live action di Star Wars con l’incasso più basso, ma ha fatto impennare le vendite di merchandising, dai capi di abbigliamento ai set Lego, spingendo anche le visite all’attrazione del Millennium Falcon a Walt Disney World. Il Moana originale è tra i film più visti su Disney Plus, e nonostante la versione live action rischi di perdere 100 milioni di dollari al botteghino, l’azienda si aspetta comunque buoni risultati.

Diverso il discorso per un franchise come Toy Story, il cui ultimo capitolo di quest’estate è stato un successo pieno anche al cinema. Per D’Amaro il settore cinematografico funziona come un gioco di portafoglio, dove l’uscita in sala è soltanto un dato tra tanti. Il valore reale di una proprietà intellettuale sta nel beneficio cumulativo di decenni di narrazione e nella capacità di farla girare dentro l’intera macchina Disney.

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