are il pieno in Italia costa sempre di più e il confronto con la Spagna sul prezzo dei carburanti ha riacceso una discussione che tocca chiunque abbia un’auto. Il caso più clamoroso riguarda il diesel: tra i due Paesi il divario può arrivare a circa 80 centesimi al litro, stando ai confronti degli ultimi tempi. Tradotto in pratica, su un serbatoio da 50 litri significa spendere quasi 40 euro in più. E arriva in un momento non facile per gli automobilisti, con i prezzi alla pompa che continuano a subire l’andamento dei mercati internazionali e il peso della tassazione. La fine degli sconti temporanei sulle accise ha fatto il resto, spingendo di nuovo verso l’alto il costo di benzina e diesel. Secondo i dati ufficiali del MIMIT, la media regionale del gasolio self supera i 2 euro al litro in tutte le regioni considerate, mentre la benzina self si aggira poco sotto o attorno ai 2 euro.
La fotografia del Ministero delle Imprese e del Made in Italy racconta di un mercato ormai stabilmente sopra la soglia psicologica dei 2 euro per il gasolio. Il 23 luglio la media del diesel in modalità self era di 2,135 euro/litro in Abruzzo, 2,151 in Basilicata e 2,157 in Calabria. Per la benzina self, stesso aggiornamento, i valori erano rispettivamente di 1,959, 1,973 e 1,974 euro/litro. Il dato nazionale conferma la tensione: 1,942 euro/litro per la benzina self e 2,107 euro/litro per il gasolio self sulla rete stradale. In autostrada si sale ancora, con 2,032 euro/litro per la benzina e 2,181 euro/litro per il diesel. Ecco perché, soprattutto durante gli esodi estivi, scegliere bene il distributore può cambiare parecchio il conto finale del viaggio.
Perché in Spagna il diesel può costare molto meno
Il confronto tra Italia e Spagna non si spiega solo con il prezzo del petrolio. Il costo finale alla pompa nasce da un mix di quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, margini della filiera, accise e IVA. A pesare davvero, però, è la parte fiscale, quella che crea le differenze più profonde tra un Paese europeo e l’altro. In Italia il carico delle imposte sui carburanti è storicamente pesante e, con il progressivo taglio degli interventi temporanei sulle accise, il piccolo vantaggio per gli automobilisti si è assottigliato. Nei mesi scorsi il Governo aveva provato a intervenire con una serie di tagli, ridotti poi a pochi centesimi al litro. Una misura cara per le casse pubbliche e quindi difficile da tenere in piedi a lungo.
Tra le ipotesi tornate sul tavolo ci sono le accise mobili, un meccanismo che potrebbe usare parte delle maggiori entrate IVA legate al rincaro del greggio per abbassare temporaneamente la tassazione sui carburanti. Il risparmio alla pompa, in questo caso, potrebbe valere tra i 7 e i 10 centesimi al litro. Il paragone europeo, va detto, va preso con le pinze, perché i prezzi cambiano in fretta e le politiche fiscali dei singoli Paesi si adattano alle crisi energetiche. Eurostat ha rilevato che nel giugno 2026 i prezzi di carburanti e lubrificanti per il trasporto personale nell’Unione europea erano in media più alti del 13,7% rispetto a un anno prima. In Spagna, invece, l’aumento annuo della categoria si è fermato al 7,9%, tra i più bassi dell’UE.
Il caro carburanti non è finito: cosa può succedere
La faccenda, come detto, non ruota solo attorno al prezzo del petrolio. Le tensioni geopolitiche e l’andamento dei mercati energetici continuano a muovere le quotazioni internazionali, con effetti che poi si scaricano, con tempi diversi, sui listini dei distributori. In Italia, intanto, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha dichiarato che il prezzo dei carburanti è salito in linea con i mercati internazionali, precisando però che l’aumento italiano sarebbe stato inferiore a quello di altri Paesi europei. Il Governo, poi, ha lasciato la porta aperta a nuovi interventi se la situazione dovesse peggiorare.
Per chi guida, insomma, il quadro è quello di un mercato molto ballerino. Con un pieno da 50 litri, ogni rincaro di 10 centesimi al litro pesa per 5 euro in più. Un divario di 80 centesimi al litro, come quello indicato nel confronto con la Spagna sul gasolio, porterebbe a una differenza teorica di 40 euro a rifornimento. Anche per questo il prezzo del carburante è diventato un tema che scotta non solo per chi usa l’auto ogni giorno, ma pure per autotrasportatori, pendolari e famiglie. Il MIMIT pubblica i dati aggiornati sui prezzi medi regionali e nazionali, strumenti utili per confrontare il costo del rifornimento e capire dove conviene fermarsi. Con benzina e diesel su livelli così alti, dare un’occhiata al prezzo prima di infilarsi in una stazione resta una delle poche mosse concrete per limitare la spesa.


