Una singola pagina di conti trimestrali, datata 31 luglio 1984, è bastata a cambiare il corso di una vita intera. A raccontarlo è stato lo stesso Michael Dell, fondatore di Dell Technologies Inc., che ha condiviso quel vecchio documento con una frase diretta: quel foglio gli ha cambiato la vita. E non è retorica. Quei numeri, secondo il racconto del miliardario, servirono a convincere i genitori che tornare all’università non era più necessario. La sua avventura era già partita col piede giusto.
Tutto era cominciato in una stanza del campus dell’Università del Texas ad Austin. All’epoca la società si chiamava PC’s Limited e faceva una cosa apparentemente banale, ma preziosa: potenziava computer già esistenti e assemblava cloni degli IBM PC usando componenti standard reperibili sul mercato. Niente magazzini enormi, niente capitali. Solo un ragazzo di 19 anni con circa mille dollari in tasca e un’idea chiara in testa.
I risultati, però, parlano da soli. In quel primo trimestre Dell vendette parti e computer per quasi un milione di dollari, chiudendo con un utile netto di EUR 117.338. Tradotto in valori attuali, parliamo di circa 375.000 euro concentrati in appena tre mesi. Per una startup senza investitori alle spalle è un numero enorme. Ancora di più se si considera che il ritorno sull’investimento iniziale, quei famosi mille dollari, sfiorò il 13.500 per cento in meno di un anno. Difficile trovare storie simili.
Dell: dalla borsa al ritiro, e ritorno
Quattro anni dopo la fondazione, l’azienda si quotò in borsa. Ci restò per un quarto di secolo, poi arrivò la svolta: nel 2013 Michael Dell e Silver Lake Partners decisero di riportarla in mani private con un’operazione da 24,9 miliardi di dollari. La ragione era concreta. L’ascesa di smartphone e tablet stava mettendo sotto pressione il mercato dei PC tradizionali e servivano mani libere per reagire senza l’assillo dei report trimestrali obbligatori. Cinque anni dopo, però, la società tornò sui mercati.
Oggi Dell Technologies vale una capitalizzazione di mercato attorno ai 262 miliardi di dollari. Quella piccola realtà nata per rivendere computer compatibili IBM si è trasformata in un colosso tecnologico a tutti gli effetti. Nel suo portafoglio ci sono marchi molto amati come Alienware e XPS, e da tempo l’azienda si è buttata a capofitto sul filone dell’intelligenza artificiale, fornendo server a hyperscaler e grandi data center. L’ultimo bilancio parla di ricavi netti totali per 43 miliardi di dollari e un utile netto di 3,4 miliardi. Il rischio corso nel 1984 ha pagato, e parecchio: Michael Dell figura oggi al quinto posto nella classifica dei più ricchi secondo Forbes, con un patrimonio stimato in 229,2 miliardi di dollari.
Non è mancata la sua dose di grane, per carità. C’è stata un’indagine della SEC sulle pratiche contabili nel 2005, una causa legale con un massiccio richiamo di prodotti nel 2007 legato a batterie di laptop che prendevano fuoco, e nel 2015 una vulnerabilità di sicurezza che avrebbe potuto esporre i dati dei clienti a malintenzionati. Nonostante tutto, la macchina non si è mai fermata. Continuano ad arrivare prodotti nuovi, come il XPS 13 proposto attorno ai 600 euro e un monitor OLED da gaming pensato per non svuotare il portafoglio, l’Alienware AW3426DW. Dal gaming alla produttività fino al mondo enterprise, l’impronta lasciata da Dell su PC, laptop e sistemi di ogni tipo resta profonda.


