Il Decennio digitale in Italia continua a fare passi avanti, e i numeri lo confermano. La quarta relazione della Commissione europea sullo Stato del Decennio digitale racconta come i Paesi membri stiano avanzando verso gli obiettivi fissati per il 2030 dal Programma Strategico per il Decennio Digitale, il cosiddetto DDPP. E l’Italia, in più di un ambito, ha messo a segno risultati che vanno oltre la media europea.
Connettività e servizi pubblici, l’Italia corre
Il piano europeo divide gli obiettivi in quattro grandi aree: infrastrutture digitali, trasformazione delle aziende, competenze e servizi pubblici online. Sul fronte della connettività i dati parlano chiaro. La copertura 5G ha toccato quota 99,82%, mentre la fibra è arrivata al 77,56% delle famiglie italiane. Numeri che, in entrambi i casi, superano quelli medi dell’Unione europea.
Anche i servizi pubblici digitali mostrano una buona salute. Si parla di 86,1% per quelli destinati ai cittadini e 80,7% per quelli pensati per le imprese. Cresce poi l’utilizzo del portafoglio digitale IT-Wallet attraverso l’app IO, così come la diffusione delle identità digitali SPID e CIE. A questo si aggiunge la migrazione di servizi e dati della Pubblica Amministrazione verso il cloud e lo scambio di informazioni tra enti grazie alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati.
C’è un capitolo che merita un’attenzione particolare ed è quello della sanità digitale, dove l’Italia raggiunge un solido 89,93%. Il merito va in gran parte alla diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, ormai entrato nelle abitudini di molti.
Dove serve ancora lavorare
Non tutto fila però liscio. Le note dolenti riguardano soprattutto due fronti. Il primo è l’adozione dell’intelligenza artificiale da parte delle aziende, ferma a un timido 22%. Il secondo, più spinoso, riguarda le competenze digitali dei cittadini.
Circa il 54% degli italiani possiede competenze di base, con un incremento del 9% rispetto al 2025. Il dato resta comunque distante dalla media europea, che si attesta al 75%. Qualcosa si muove, per fortuna, grazie a due iniziative pensate apposta: la Rete dei servizi di facilitazione digitale, conosciuta come Punti Digitale Facili, e il Servizio Civile Digitale.
Più complicata la faccenda degli specialisti ICT, che rappresentano appena il 3,8% degli occupati contro una media europea del 50%. E qui la tendenza non è incoraggiante, visto che il numero è calato del 5% rispetto al 2025.
Le parole del governo
A commentare i risultati ci ha pensato Alessio Butti, Sottosegretario con delega all’innovazione tecnologica. Le sue parole tracciano un bilancio positivo ma senza nascondere le criticità.
“L’ultimo Digital Decade Report della Commissione europea conferma che l’Italia ha imboccato la strada giusta e che la sta percorrendo in modo spedito: oggi siamo tra i Paesi più avanzati nella diffusione del 5G, nella crescita della fibra ottica e nella digitalizzazione dei servizi pubblici. I risultati ottenuti sono il frutto di una strategia chiara, sostenuta dagli investimenti del PNRR e da un forte lavoro di squadra con territori, imprese e pubbliche amministrazioni. Dall’IT-Wallet alla Piattaforma Digitale Nazionale Dati, dal Fascicolo Sanitario Elettronico al cloud della PA, stiamo costruendo infrastrutture digitali sicure, interoperabili e vicine ai cittadini. Ora la sfida è accelerare sulla formazione degli specialisti ICT per ottenere un avanzamento analogo a quello riscontrato sulle competenze digitali.”
Il messaggio, insomma, è che la direzione c’è. La prossima mossa riguarda proprio la formazione degli specialisti ICT, l’anello che oggi appare più debole di tutta la catena.