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David Lynch rifiutò Star Wars: colpa di Wookiee e… dell’insalata

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Ci fu un giorno, alla fine degli anni Settanta, in cui David Lynch rischiò di ritrovarsi alla regia di un capitolo di Star Wars e decise di dire no prima ancora di varcare la porta. George Lucas lo voleva per chiudere la trilogia originale, ovvero Il ritorno dello Jedi, e organizzò un incontro per convincerlo. Lynch ci andò sapendo già come sarebbe finita. E ne uscì con un’emicrania.

Il racconto arriva dallo stesso regista, che nel 2009, ospite del The Hudson Union, ricostruì quella giornata con il gusto per il dettaglio assurdo che lo ha sempre contraddistinto. Nessun rancore verso Lucas, anzi. “Non avevo alcun interesse, ma ho sempre ammirato George. Lui fa quello che ama e io faccio quello che amo. La differenza è che quello che ama George frutta centinaia di migliaia di milioni di dollari”, disse.

Wookiee, Ferrari e un pranzo a base di sola insalata

L’incontro seguì un copione che, riletto oggi, sembra uscito da un film di Lynch più che da una trattativa hollywoodiana. “Mi ha parlato un po’ e mi ha detto: voglio mostrarti una cosa. È stato allora che ha iniziato a farmi male la testa”, ricordò il regista. Lucas lo portò al piano di sopra e gli mostrò “queste cose chiamate Wookiee”. Il mal di testa peggiorò. Poi arrivò la sfilata delle altre creature dell’universo di Guerre Stellari, seguita da un giro in Ferrari e da un pranzo che diede il colpo di grazia. “Siamo andati in un ristorante. Non è che non mi piaccia l’insalata, ma avevano solo insalate. A quel punto mi è venuta l’emicrania. Non vedevo l’ora di tornare a casa”.

Prima di andarsene, Lynch si infilò in una cabina telefonica per chiamare il suo agente. “Gli ho detto: non posso farlo in nessun modo. E lui: David, David, David, calmati. Non sei obbligato”. Il giorno dopo chiamò Lucas per dirgli quello che pensava davvero, ovvero che quel film avrebbe dovuto dirigerlo lui. “È il suo film, ha inventato tutto lui, ma non ama particolarmente dirigere ed è per questo che lo ha diretto un altro”. Alla fine dietro la macchina da presa de Il ritorno dello Jedi finì Richard Marquand. Lucas, del resto, ha diretto solo Una nuova speranza del 1977 e le tre prequel, lasciando il resto ad altri registi.

Il conto salato di un rifiuto e l’ombra di Dune

La telefonata successiva fu quella all’avvocato. “Gli ho detto che non l’avrei fatto”, concluse Lynch ridendo. “Mi ha risposto: hai appena perso non so quanti milioni di dollari”. Quei milioni, a conti fatti, non tornarono mai indietro sotto altra forma. Perché al posto di Star Wars il regista finì per firmare un altro film di fantascienza, Dune del 1984, che resta il più grande fallimento della sua carriera. Sul piano economico e su quello personale. L’adattamento del romanzo di Frank Herbert, arrivato decenni prima della versione di Denis Villeneuve, non piacque né alla critica né al pubblico. “Sono orgoglioso di tutto tranne che di Dune”, disse l’autore di Mulholland Drive, definendo quel progetto “una tristezza gigantesca” della propria vita.

C’è una simmetria quasi crudele in questa storia. Il regista che rifiuta il blockbuster più redditizio della storia del cinema per ritrovarsi, pochi anni dopo, dentro il colossal sbagliato. Eppure la scelta di quel giorno racconta bene il modo in cui David Lynch ha attraversato l’industria: facendo esattamente quello che voleva fare come artista, in un sistema dove a vendere sono i grandi film di cassetta con registi quasi invisibili dietro le quinte. Una strada complicata, che però ha percorso fino in fondo. Il finale della trilogia originale, intanto, è rimasto quello che tutti conoscono, con Mark Hamill, Harrison Ford e Carrie Fisher, e senza la firma dell’uomo che l’emicrania se la portò a casa insieme al ricordo di quei Wookiee.

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