Il vantaggio americano nell’intelligenza artificiale applicata alla cybersicurezza sta evaporando molto più in fretta di quanto qualcuno avesse messo in conto. È una corsa che molti davano per scontata a favore degli Stati Uniti, eppure i numeri e le valutazioni più recenti raccontano un’altra storia. La distanza tra le due superpotenze tecnologiche si sta riducendo, e proprio in un terreno tra i più sensibili che esistano.
A sostenerlo sono diversi ricercatori del settore, che hanno osservato da vicino le capacità dei modelli sviluppati oltre la Grande Muraglia. Secondo le loro analisi, le ultime soluzioni messe a punto dalle aziende cinesi reggono ormai il confronto con alcune delle migliori tecnologie americane quando si tratta di scovare vulnerabilità nei software. Un risultato che, inevitabilmente, riaccende le discussioni sulle scelte politiche di Washington in materia di sicurezza nazionale e sviluppo dell’AI.
GLM-5.2 di Zhipu e la caccia ai bug
Il nome che spicca in questo momento è GLM-5.2, il modello firmato Zhipu AI, l’azienda nota anche con il marchio Z.ai. Le verifiche condotte da realtà specializzate nella sicurezza informatica hanno raccontato qualcosa di sorprendente. Il modello cinese riesce a ottenere prestazioni paragonabili a quelle delle tecnologie occidentali più recenti quando deve individuare bug e falle nascoste nel codice.
Si tratta di un compito tutt’altro che banale. Trovare una vulnerabilità in un software significa setacciare migliaia di righe alla ricerca di un dettaglio fuori posto, una crepa che un attaccante potrebbe sfruttare. È un lavoro che richiede precisione chirurgica, e fino a poco tempo fa sembrava un terreno dove gli strumenti americani facevano la differenza. Ora la situazione appare meno netta, con Zhipu AI capace di mettere sul tavolo risultati che reggono il paragone.
Questo cambia parecchio le carte in tavola. La capacità di un modello di intelligenza artificiale di scovare automaticamente delle vulnerabilità software ha una doppia faccia. Da un lato può rafforzare le difese, individuando i punti deboli prima che lo facciano i malintenzionati. Dall’altro, la stessa tecnologia può finire nelle mani sbagliate e diventare uno strumento offensivo, capace di trasformare ogni falla in un’opportunità di attacco.
Ed è qui che il discorso si lega alle politiche statunitensi. Le restrizioni e le strategie pensate per mantenere un vantaggio competitivo sull’AI vengono messe in discussione proprio da questi progressi. Se i modelli cinesi raggiungono livelli comparabili a quelli occidentali in un campo così delicato, l’idea stessa di un divario incolmabile inizia a vacillare. E la Cina, in questo gioco, dimostra di poter correre alla stessa velocità.