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Un dislivello di 1 km sul Monte Sharp è il traguardo raggiunto da Curiosity, e per celebrarlo la NASA ha ripescato dal suo archivio un selfie marziano dal significato tutt’altro che banale. Alcune fotografie spaziali acquistano valore con il passare del tempo, e questa ne è un esempio perfetto. Non si tratta certo della prima volta che il rover regala un autoscatto dal Pianeta Rosso, ma stavolta l’immagine racconta qualcosa di più di una semplice posa davanti all’obiettivo.
La scelta dell’agenzia spaziale americana non è passata inosservata, perché lo scatto è stato eletto Astronomy Picture of the Day, la vetrina quotidiana con cui la NASA mette in risalto le immagini più significative legate al cosmo. Un riconoscimento che in questo caso serve a sottolineare una tappa importante di un viaggio ancora in pieno svolgimento.
Una foto del 2018 che racconta il presente
La fotografia non è affatto recente. Risale infatti al 23 gennaio 2018, quindi a ben otto anni fa, eppure è stata selezionata proprio per festeggiare un risultato raggiunto oggi. La ragione è piuttosto semplice da intuire. Quell’immagine fotografa un momento preciso di un percorso che il rover sta portando avanti tuttora, una specie di istantanea scattata a metà strada lungo la salita.
Lo scatto venne realizzato durante il sol 1943 della missione, mentre Curiosity si trovava sul bordo meridionale della Vera Rubin Ridge, una delle zone esplorate dal veicolo nel corso della sua lunga permanenza su Marte. Già allora il rover stava guadagnando quota sulle pendici del Monte Sharp, e oggi quel cammino ha raggiunto il chilometro di dislivello che ha spinto la NASA a rispolverare l’autoscatto.
Per chi non mastica il gergo delle missioni spaziali, il termine sol indica semplicemente un giorno marziano. La sua durata è di circa 24 ore e 40 minuti, quindi poco più di una giornata terrestre. Una differenza che a prima vista sembra minima, ma che giorno dopo giorno si accumula e rende necessario un conteggio separato rispetto al calendario a cui siamo abituati sulla Terra. Ecco perché le tappe del rover vengono sempre scandite in sol e non in giorni tradizionali.
Un mosaico di 61 scatti dietro l’autoscatto
Quello che a occhio nudo sembra un unico selfie nasconde in realtà un lavoro ben più complesso. L’immagine è infatti un mosaico composto da 61 fotografie, unite insieme per restituire una visione d’insieme del rover e dell’ambiente che lo circondava in quel momento. Ogni singolo scatto inquadra una porzione della scena, e solo una volta assemblati tutti i tasselli prende forma il ritratto finale.
Lo strumento utilizzato per questa operazione è MAHLI, la piccola fotocamera montata sul braccio robotico di Curiosity. Proprio la sua posizione all’estremità del braccio permette al rover di orientarla in diverse direzioni e di riprendere sé stesso da angolazioni differenti, un po’ come si farebbe allungando il braccio per farsi un autoscatto con lo smartphone. La differenza, ovviamente, è che qui servono decine di fotografie e un lavoro di ricomposizione accurato per ottenere un risultato pulito.
Fonte: TecnoAndroid








