In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Superata quota 1,2 milioni di colonnine di ricarica pubbliche nell’Unione Europea a metà 2026, un traguardo che racconta bene quanto siano cresciuti gli investimenti negli ultimi anni ma che, messo accanto agli obiettivi fissati per il 2030, appare ancora piuttosto lontano dal bersaglio. Il numero da raggiungere entro la fine del decennio è 3,5 milioni di punti, quindi quasi il triplo di quelli attualmente disponibili. Nel frattempo le auto elettriche continuano a guadagnare terreno sul mercato, con le BEV che nei primi sei mesi dell’anno hanno toccato il 20,7% delle immatricolazioni europee. Due curve che, per ora, non salgono con la stessa pendenza.
La rete cresce, il ritmo però non basta
I numeri dell’infrastruttura di ricarica raccontano comunque un’espansione solida. La capacità complessiva delle stazioni pubbliche nell’Unione ha raggiunto 41,6 GW a giugno 2026, con un incremento del 29% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Le stazioni, invece, sono cresciute del 21% su base annua, arrivando a una stima di 195.082 unità a maggio. Cifre tutt’altro che marginali, che però vanno lette con il calendario in mano: per arrivare a 3,5 milioni di punti entro il 2030 servirebbe un passo di installazione parecchio più veloce di quello attuale.
C’è poi un secondo nodo, forse ancora più delicato del conteggio totale. La distribuzione geografica delle colonnine resta squilibrata, e in diversi grandi mercati europei il divario tra punti di ricarica disponibili e tradizionali stazioni di servizio è ancora ampio. Tra i Paesi segnalati per le carenze maggiori compaiono Italia, Repubblica Ceca, Polonia, Spagna, Grecia e Bulgaria. Il problema, insomma, non è soltanto quante colonnine esistono, ma dove si trovano e quanto siano davvero raggiungibili da chi guida.
Più auto elettriche in strada, ma il costo della ricarica pesa
Il mercato spiega bene perché la questione infrastrutturale sia diventata urgente. Nel primo semestre 2026 nell’Unione Europea sono state immatricolate 1.220.890 auto elettriche, pari al 20,7% del totale, contro il 15,6% dello stesso periodo del 2025. Un salto notevole, trainato in particolare da Francia e Germania. Anche le ibride plug in hanno proseguito la loro corsa, arrivando al 9,8% del mercato. Sempre più veicoli a spina, quindi, che prima o poi dovranno collegarsi a una presa. E qui entra in gioco il portafoglio. Per chi acquista, il numero di stazioni disponibili è solo una parte dell’equazione, perché contano molto anche quanto si paga per fare il pieno di elettroni e la possibilità di avere un punto di ricarica privato a casa o in garage. La ricarica pubblica, in tutti i Paesi analizzati, continua a costare più di quella domestica, con le stazioni ad alta potenza particolarmente care. Un dettaglio che incide parecchio su chi in casa una presa dedicata non può installarla.
Interessante anche il motivo per cui le BEV risultano oggi più convenienti rispetto al 2025. Il vantaggio economico è arrivato soprattutto dall’aumento del 17% dei prezzi della benzina, non da una riduzione strutturale dei costi di ricarica. Un equilibrio piuttosto fragile, che dipende più dalle oscillazioni del carburante tradizionale che da un vero calo delle tariffe elettriche. La partita europea, quindi, non si gioca solo sul numero di vetture a zero emissioni vendute, ma sulla costruzione di una rete di ricarica veloce, diffusa e accessibile nei prezzi. Senza un’accelerazione degli investimenti e senza un riequilibrio nella distribuzione degli impianti, il rischio concreto è che la crescita della mobilità elettrica proceda a velocità diverse da Paese a Paese, condizionata dalle possibilità di ricarica che ogni automobilista si trova effettivamente a disposizione.








