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AMD Ryzen 5 7500 e 5500F: due CPU lanciate nel silenzio

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I nuovi processori AMD Ryzen arrivati nelle ultime ore sono due, uno per ciascuna delle piattaforme desktop ancora in vita, e sono stati presentati nel modo più discreto possibile. Nessun comunicato stampa, nessun post sui canali social ufficiali, nemmeno l’ombra di un evento dedicato. Un silenzio che dice già tutto sul posizionamento di questi chip, pensati per la fascia bassa del mercato e non per far sognare gli appassionati di benchmark. Si tratta del Ryzen 5 7500 per socket AM5 e del Ryzen 5 5500F per la più anziana ma ancora diffusissima piattaforma AM4.

La logica è quella classica delle operazioni di riempimento di listino, quelle che servono a coprire un buco di prezzo senza toccare il resto della gamma. Chi assembla un PC con budget contenuto, o chi vuole dare una seconda vita a una scheda madre già in casa, è il destinatario naturale di questa coppia.

Ryzen 5 7500, il fratello minore del 7600

Il Ryzen 5 7500 poggia sull’architettura Zen 4 ed è, in sostanza, la versione più economica del già conosciuto 7600, con frequenze leggermente ridimensionate. Un altro modo di leggerlo, forse più immediato, è considerarlo un 7500F con la grafica integrata riattivata. Sei core e dodici thread, frequenza base di 3,7 GHz e picco in boost fino a 5 GHz, 38 MB di cache complessiva e un TDP di 65 W, quindi nulla di ingestibile nemmeno con un dissipatore di taglia normale.

Sulla parte grafica conviene non costruire aspettative. L’integrata è basata su RDNA 2 e conta appena due Compute Unit, praticamente il minimo indispensabile per accendere un monitor e lavorare. Va benissimo per navigazione, ufficio, video e tutto ciò che rientra nella normale attività quotidiana, mentre per il gaming serio è fuori discussione. Ma è esattamente il tipo di soluzione che salva la giornata quando una scheda video smette di funzionare e serve diagnosticare il problema. Negli Stati Uniti il prezzo di listino è di EUR 163, circa 175 euro, quindi un filo sotto al Ryzen 5 7600.

Ryzen 5 5500F, attenzione al nome che inganna

Il caso del Ryzen 5 5500F è più curioso, perché il nome porta fuori strada. L’istinto suggerisce che sia semplicemente la variante priva di grafica integrata del 5500, e invece la faccenda è diversa. Il 5500F si basa sull’architettura Vermeer, quella a chiplet costruita su Zen 3 e condivisa con il resto della serie Ryzen 5000 desktop. Il 5500, al contrario, appartiene formalmente alla famiglia Ryzen 5000G, con design monolitico e architettura Cezanne.

La base tecnologica resta Zen 3 in entrambi i casi, ma le rinunce del modello G non sono dettagli da poco, visto che parliamo di metà della cache L3 e del supporto al solo PCIe 3.0, mentre Vermeer arriva alla generazione 4.0. Tradotto in pratica, il 5500F è la scelta tecnicamente più sensata tra i due, pur trovandosi nella stessa fascia di prezzo.

Anche qui la configurazione parla di sei core e dodici thread, con frequenza in boost fino a 4,4 GHz e TDP fermo a 65 W. Il listino statunitense è di EUR 85, ovvero intorno ai 90 euro, cifra che rende il chip interessante per chi ha ancora una motherboard AM4 funzionante e non ha alcuna intenzione di cambiare piattaforma, memorie e dissipatore solo per guadagnare qualche punto percentuale nelle prestazioni.

Il fatto che AM4 continui a ricevere nuovi modelli a distanza di anni dal debutto resta uno degli aspetti più singolari della strategia AMD, e questo aggiornamento silenzioso ne è l’ennesima conferma. Due chip che non cambiano gli equilibri della fascia alta, ma che allargano il ventaglio di scelte nella zona dove si guarda al portafoglio prima che alla scheda tecnica.

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