Claude Opus 5 è il nuovo modello di Anthropic e la promessa è di quelle che fanno alzare le sopracciglia agli addetti ai lavori: prestazioni praticamente allineate a quelle di Fable 5, ma a metà del prezzo. L’annuncio arriva a distanza di appena due mesi da Opus 4.8, e già questo dice molto sulla velocità con cui l’azienda californiana sta spingendo sull’acceleratore. I miglioramenti non sono marginali, anzi. Tra le novità più interessanti c’è una gestione più solida dei prompt considerati pericolosi, un aspetto sempre più al centro del dibattito quando si parla di modelli avanzati. Opus 5 diventa inoltre l’impostazione predefinita per chi utilizza Claude Max.
Un modello pensato per le aziende
Il posizionamento è chiaro fin da subito: Claude Opus 5 guarda dritto ai clienti enterprise. Se la cava benissimo nella gestione dei flussi di lavoro e brilla in tutto ciò che tocca biologia e chimica, due ambiti che per un modello di questo tipo non sono affatto banali. Nella risoluzione dei problemi, nel ragionamento che mette insieme discipline diverse e nella cosiddetta ricerca agentica, riesce a superare persino Fable 5. Sul fronte della programmazione agentica, invece, le prestazioni restano simili. Il dato che colpisce di più riguarda i benchmark: quasi tutti i risultati sono superiori a quelli di GPT-5.6 Sol, il modello di OpenAI. Non un dettaglio da poco, considerando quanto sia agguerrita la concorrenza in questo settore.
C’è poi un capitolo che merita attenzione, quello legato alla sicurezza. Opus 5 è, secondo Anthropic, il modello migliore mai realizzato dall’azienda per quanto riguarda la capacità di rifiutare prompt pericolosi. In parole povere, è quello più difficile da ingannare. Un portavoce ha spiegato che il rilascio è arrivato solo dopo un controllo da parte del governo, un passaggio che racconta bene quanto la posta in gioco sia salita.
Vulnerabilità sì, exploit no
Qui la faccenda si fa curiosa. Opus 5 non è stato addestrato su attività di tipo cyber, eppure si avvicina parecchio a Mythos 5 nella capacità di individuare le vulnerabilità dei software. La differenza fondamentale è che può trovarle ma non sfruttarle, perché semplicemente non è in grado di scrivere il codice degli exploit. Una distinzione che fa tutta la differenza del mondo.
I classificatori cyber, poi, sono meno rigidi rispetto a quelli di Fable 5, con interventi ridotti di circa l’85 per cento. Tradotto: i ricercatori di sicurezza possono usare il modello per scovare i punti deboli nel codice sorgente, ma non nei software già finiti. Quando arriva un prompt vietato, su Claude.ai, Claude Code e Claude Cowork subentra Opus 4.8. Al contrario, Opus 5 entra in gioco proprio quando Fable 5 blocca richieste che riguardano la biologia.
Sul versante dei costi, Claude Opus 5 si mantiene sulla stessa linea di Opus 4.8: circa 5 euro per un milione di token in input e circa 24 euro per un milione di token in output. Le cifre raddoppiano nel momento in cui si attiva la modalità Fast, quella che consente di ottenere risposte fino a 2,5 volte più rapide. Una scelta pensata per chi ha bisogno di velocità e, evidentemente, è disposto a pagarla.


