In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Che un modello di intelligenza artificiale potesse disegnare da zero un circuito stampato funzionante sembrava un’ipotesi da laboratorio, invece Claude Fable 5 ha portato a casa il risultato: un utente di Reddit, noto come a6m–zero, ha progettato e fatto produrre una scheda completa affidandosi quasi interamente all’AI, spendendo però una cifra tutt’altro che simbolica in crediti API. Il progetto riguarda una PCB custom pensata per ospitare un microcontrollore e un display eink, e la parte interessante non è tanto il prodotto finito quanto il metodo scelto per arrivarci.
Prima di partire, il diretto interessato si era imposto due regole piuttosto rigide. Nessuna modifica manuale e nessuna verifica personale della scheda, e ogni problema emerso prima della fase di produzione doveva essere risolto dal modello. Una scelta netta, che trasforma l’esperimento in una specie di stress test sul campo, con tutti i limiti del caso.
Come è nato il progetto con Claude Fable 5
I tentativi precedenti con modelli come Opus 4.5 e successivi erano finiti in un vicolo cieco, poi il passaggio a Fable 5 ha sbloccato la situazione. La richiesta iniziale era abbastanza dettagliata: una scheda con Raspberry Pi Pico 2350, quattro pulsanti disposti due a sinistra e due a destra in stile Watchy o equivalenti, e il display GDEY0154D67-FL04. Le dimensioni della PCB dovevano coincidere con quelle dello schermo, il Pico avrebbe pilotato il display mentre i pulsanti avrebbero comandato il microcontrollore. In più servivano un bus i2c e alcuni pin GPIO esposti verso l’esterno, il tutto gestito tramite il tool KiCad, con l’indicazione di segnalare quando schema elettrico e posizionamento fossero pronti.
Progettare un circuito stampato con un modello linguistico resta un’impresa complessa, e infatti gli intoppi non sono mancati. La scelta dei componenti sbagliati è stato uno degli errori più ricorrenti, con un continuo avanti e indietro tra richieste, correzioni e nuove revisioni. Alla fine il lavoro è arrivato a destinazione: cinque schede assemblate per un costo di 130 euro, cifra che riguarda soltanto la produzione fisica e non il lavoro di progettazione.
Quanto costa davvero far lavorare l’intelligenza artificiale
Il conto vero arriva dai crediti API. Dall’inizio alla fine il progetto ha bruciato circa 390 euro solo per l’utilizzo del modello, una somma che per un appassionato può ancora rientrare nel budget di un hobby impegnativo, ma che diventa tutt’altra cosa se si immagina di applicare lo stesso approccio su scala industriale. Ogni iterazione pesa, ogni correzione pure, e con progetti più complessi la curva dei costi sale in fretta.
Per la parte software è stato invece impiegato Claude Opus 5, che secondo quanto raccontato ha funzionato senza intoppi con la scheda. Il risultato finale è una board collegabile a un display eink da 1,54 pollici con un’interfaccia che propone voci come Album, E_Reader, Notes e Stopwatch. Non un prototipo abbandonato in un cassetto, quindi, ma un oggetto che si accende e fa quello che deve fare.
Resta un dettaglio che ridimensiona un po’ l’entusiasmo, ed è tutt’altro che secondario: un progetto del genere può essere portato avanti solo da chi conosce già la progettazione elettronica. Saper scrivere la richiesta giusta, riconoscere quando il modello sta sbagliando componente, capire dove si sta infilando in un errore di routing, tutto questo richiede competenze specifiche. L’AI si è occupata del lavoro pesante, ma la direzione è rimasta saldamente in mano umana.
Il filone, del resto, è lo stesso del vibe coding e di altri esperimenti diventati virali negli ultimi tempi, dai videogiochi generati con 27.000 righe di codice fino alla compatibilità software improvvisata tra macOS e una stampante HP priva di driver ufficiali. Casi isolati, spesso costosi, che però continuano a spostare un po’ più in là il confine di ciò che viene considerato realisticamente fattibile.








