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Claude Code ha guadagnato una possibilità che in tanti aspettavano da mesi, ovvero lavorare in background su Mac mentre il computer resta pienamente utilizzabile per altro. Anthropic ha aggiornato il suo strumento e da adesso l’intelligenza artificiale può cliccare, digitare e aprire applicazioni sulla macchina esattamente come farebbe una persona in carne e ossa, con la differenza sostanziale che il cursore non viene più sequestrato. Una modifica che sembra piccola sulla carta, ma che cambia parecchio nell’uso quotidiano.
La novità è arrivata sia su Claude Code sia su Claude Cowork, con due paletti però ben precisi. Il primo riguarda il sistema operativo, perché al momento la funzione gira soltanto su macOS. Il secondo riguarda l’abbonamento, dato che serve un piano Pro oppure Max per poterci mettere le mani. Chi utilizza le versioni gratuite o chi lavora su altri sistemi resta fuori, almeno per ora.
Perché il vecchio funzionamento era così scomodo
Il nodo era tutto lì, nella gestione del controllo della macchina. La modalità cosiddetta computer use permetteva già a Claude di muoversi dentro il computer come un utente qualsiasi, aprendo programmi e compilando campi, ma per farlo pretendeva il cursore in esclusiva. Tradotto in pratica, nel momento in cui l’AI iniziava a lavorare il Mac diventava di fatto inutilizzabile per chiunque altro. Bisognava fermarsi, guardare lo schermo e aspettare che l’operazione arrivasse in fondo.
Un limite che, va detto senza troppi giri di parole, azzerava buona parte del senso della funzione. Perché delegare un compito a un assistente automatico ha valore soprattutto quando permette di occuparsi di qualcos’altro nel frattempo. Se invece obbliga a restare fermi a fissare il monitor, il risparmio di tempo evapora e resta solo la curiosità tecnica. Non stupisce che molti utenti l’avessero provata una volta e poi accantonata.
Come cambia il lavoro quotidiano su Mac
Con l’esecuzione in background lo scenario si ribalta. Adesso è possibile assegnare un incarico a Claude e proseguire in parallelo con le proprie attività, scrivendo una mail, aprendo un documento o gestendo qualunque altra cosa senza interferenze. L’AI lavora per conto suo, il cursore resta a disposizione di chi sta davanti alla tastiera. È il tipo di miglioramento che non fa gridare al miracolo, ma che sposta concretamente l’ago della bilancia tra una funzione dimostrativa e uno strumento da usare davvero tutti i giorni.
Non si tratta di una direzione inedita nel settore. OpenAI aveva già introdotto qualcosa di molto simile su Mac con Codex qualche mese fa, portando l’esecuzione in background nel proprio ecosistema. Anthropic arriva adesso con la sua risposta, allineandosi su un terreno dove la comodità d’uso conta quanto le capacità del modello. La competizione, insomma, si gioca anche su questi dettagli operativi più che sulle sole prestazioni pure.
Per chi rientra nella platea coinvolta, ovvero gli abbonati Pro e Max che lavorano su macOS, l’aggiornamento merita quantomeno una prova. Soprattutto per chi in passato aveva scartato la modalità computer use proprio a causa di quel blocco totale della macchina. Il compito può essere lanciato e poi lasciato correre, mentre il resto del lavoro procede senza interruzioni.
Resta il fatto che la disponibilità sia ancora ristretta. Nessuna apertura ad altri sistemi operativi e nessuna estensione ai piani base, con Anthropic che ha scelto di partire da una fetta di utenza precisa. Chi usa Claude Code o Claude Cowork con un abbonamento idoneo trova la funzione già attiva sul proprio Mac.








