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Chi ha una CIE nel portafoglio e non ricorda più il PIN si trova davanti a un problema che, nei prossimi mesi, rischia di diventare parecchio concreto. Il motivo è semplice: anche PosteID, il servizio SPID di Poste Italiane, diventerà a pagamento, e visto che è proprio PosteID a detenere la stragrande maggioranza delle quote di mercato, quel passaggio somiglia molto alla fine dell’intero sistema SPID così come lo conosciamo. A guadagnarci sarà inevitabilmente la Carta d’Identità Elettronica, che offre le stesse funzioni, spesso qualcosa in più, e non costa nulla.
La domanda, a quel punto, viene da sé: perché insistere con una piattaforma privata e a pagamento nella quale nemmeno il governo sembra credere più? Il ragionamento fila, ma c’è un ostacolo pratico che rischia di bloccare parecchie persone sul primo scalino. Il PIN, appunto. Quel codice consegnato anni fa insieme alla carta e finito chissà dove.
Cosa sono davvero PIN e PUK della carta d’identità elettronica
Al momento del rilascio della carta, il Comune o chi ne fa le veci consegna un foglio con due numeri, il PIN e il PUK. Non sono la stessa cosa e conviene tenerlo a mente. Il PIN è il codice che serve per usare la carta a tutti gli effetti, quindi per accedere ai servizi digitali della pubblica amministrazione e autenticarsi. Il PUK entra in gioco quando qualcosa va storto, per esempio dopo troppi inserimenti errati del PIN, e serve a sbloccare la carta o a reimpostare il codice.
Il punto è che quel foglietto, in tantissimi casi, non esiste più. La CIE circola ormai da diversi anni e all’inizio i servizi digitali collegati erano pochi e per giunta fatti male, quindi è più che verosimile che quasi nessuno li abbia mai usati davvero. Un pezzo di carta consegnato allo sportello, infilato in un cassetto e dimenticato, poi traslochi, riordini, buste buttate via. Risultato: la carta c’è, il documento fisico funziona benissimo, ma la parte digitale resta chiusa a chiave senza la chiave.
Come si recuperano i codici, in pratica
La buona notizia è che nella stragrande maggioranza dei casi la procedura di recupero è semplice e in larga parte automatizzata. Non serve necessariamente tornare allo sportello del Comune armati di pazienza e numerino, almeno non come primo tentativo.
Il punto di partenza è l’app ufficiale CieID, disponibile sia su Android sia su iOS. È l’applicazione che fa da ponte tra lo smartphone e il chip contenuto nella carta, quella che permette di leggere il documento tramite NFC e di gestire l’accesso ai servizi online. Installarla è il primo passo obbligato, perché è da lì che passa tutto il resto della gestione dei codici.
Vale la pena farlo con un minimo di anticipo, senza aspettare il momento in cui serve accedere d’urgenza al fascicolo sanitario o a una pratica con scadenza. Il passaggio da SPID a Carta d’Identità Elettronica sarà graduale per molti, immediato per chi userà PosteID fino all’ultimo giorno gratuito, e in entrambi i casi ritrovarsi con il PIN smarrito nel momento sbagliato è il tipo di seccatura che si evita con dieci minuti di preparazione.
Chi ha ancora il foglio originale può semplicemente recuperare i due numeri da lì e passare direttamente all’uso della carta. Chi non ce l’ha più deve partire dall’app, che resta lo strumento ufficiale per la gestione della CIE su smartphone Android e iOS.










