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I prompt per ChatGPT possono trasformare il chatbot in un collaboratore di scrittura invece che in un sostituto, ed è forse l’uso più intelligente che ne possa fare chi scrive per mestiere. Delegare del tutto la stesura di un testo a una macchina svuota il senso stesso del lavoro, mentre usarla per mettere alla prova quello che si sta scrivendo è un’altra faccenda. L’intelligenza artificiale sa fare qualcosa di più utile che sfornare paragrafi: testare le idee prima ancora di iniziare, scovare i buchi nella ricerca, segnalare i punti in cui il lettore si annoia, far notare i tic stilistici che ormai sfuggono all’occhio di chi li produce. E da quando è diventata meno incline all’adulazione, sa anche dire chiaramente quando un’idea non funziona.
Sette prompt per usare ChatGPT senza fargli scrivere nemmeno una riga
Il primo passaggio riguarda l’idea, prima ancora della stesura. Il prompt più efficace è quello che spiega al chatbot cosa non deve fare: descrivere la tesi che si intende sostenere, chiedere esplicitamente di non aiutare nella scrittura e domandare invece quali siano i punti deboli della premessa, quali supposizioni vengano date per scontate e su cosa un lettore scettico avrebbe da obiettare. Non si tratta di lasciare che sia la macchina a decidere se l’idea regge, ma di far emergere le domande a cui bisogna rispondere prima di mettersi al lavoro.
Il secondo prompt segue la stessa logica. Si elenca ciò che si sa su un argomento e si chiede quali domande andrebbero poste per capire se la questione è davvero compresa a fondo, aggiungendo un’istruzione precisa: non rispondere, limitarsi a indicare gli aspetti da approfondire. È l’ultima parte a fare la differenza, perché l’obiettivo non è ottenere la risposta ma capire cosa manca.
C’è poi una distinzione che vale la pena tenere a mente, cioè quella tra usare ChatGPT come fonte e usarlo per capire le proprie fonti. Citarlo per un’affermazione fattuale è rischioso. Incollargli una documentazione tecnica incomprensibile e chiedere una spiegazione da zero, senza dare nulla per scontato, usando soltanto le informazioni contenute nel materiale e dicendo apertamente quando una risposta non è ricavabile, è invece perfettamente ragionevole. Poi si torna al materiale originale, sapendo finalmente cosa cercare e a chi rivolgersi.
Far dissentire l’AI e usarla come redattore scettico
Il quarto prompt è probabilmente il più prezioso di tutti. I chatbot tendono ad approvare qualsiasi cosa, il che è gradevole in una chiacchierata e del tutto inutile quando serve capire se un’argomentazione sta in piedi. La richiesta giusta è costruire l’obiezione più solida possibile contro la posizione sostenuta, indicando quali prove o ragionamenti userebbe chi volesse contestarla. Magari le controdeduzioni saranno fiacche o già affrontate nel testo, poco importa: l’effetto è che si è costretti a difendere la tesi invece di cercare una validazione.
A bozza finita arriva il quinto passaggio, quello sulla noia. Non serve chiedere una riscrittura, serve chiedere una lettura fatta con gli occhi di un lettore impaziente e l’individuazione dei tre punti in cui è più probabile che molli tutto, con la spiegazione del perché. La differenza tra diagnosi e cura è il cuore di questo approccio. Il chatbot può far notare che quattro paragrafi spiegano qualcosa già chiaro dopo due, o che l’apertura è lenta, o che un’intuizione interessante spunta a metà testo quando meriterebbe più spazio. Le correzioni restano una faccenda umana.
Il sesto prompt riguarda le cattive abitudini. Parole ripetute, paragrafi che iniziano tutti allo stesso modo, connettivi sempre uguali, avverbi superflui, luoghi comuni. Dopo un’ora sulla stessa bozza questi dettagli diventano invisibili, e chiedere un’analisi degli schemi ricorrenti, magari su più testi scritti in periodi diversi, li riporta a galla.
L’ultimo passaggio è l’esame prima della pubblicazione. Non un generico “migliora il testo”, ma la richiesta di comportarsi da redattore finale scettico: nessuna riscrittura, solo l’elenco delle affermazioni da verificare, delle supposizioni, delle contraddizioni, dei passaggi in cui la tesi resta scoperta e delle domande che il lettore si porterà a casa. Per un testo importante l’istruzione può farsi più dura, chiedendo di ignorare ciò che funziona e concentrarsi solo sui problemi potenziali.










