In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Meta e TikTok hanno acceso i loro protocolli di crisi sulla situazione di Ceuta, l’exclave spagnola affacciata sulla costa marocchina, dopo che video virali, notizie false e voci rimbalzate da un profilo all’altro hanno convinto migliaia di migranti che entrare nell’Unione europea da quel varco fosse questione di poco. Non lo era. Il risultato di quella convinzione è stato un susseguirsi di traversate e tentativi di ingresso pericolosissimi, anche via mare, con un bilancio pesante: quasi cento persone hanno perso la vita nella corsa verso l’exclave.
Il meccanismo messo in campo dalle due piattaforme nasce sotto il coordinamento della Commissione europea e ha una caratteristica precisa, cioè coinvolge fact checker che conoscono il contesto locale. Non generici moderatori a distanza, ma persone in grado di capire al volo se un contenuto sta veicolando una falsa indicazione su presunti passaggi verso l’Europa. L’obiettivo dichiarato è individuare e segnalare in fretta i materiali dannosi, prima che diventino virali e prima che qualcuno decida di mettersi in viaggio sulla base di una bugia.
Cosa cambia sulle piattaforme
Sia Meta sia TikTok si sono impegnati a vietare i contenuti collegati al traffico di migranti e a intervenire sulla circolazione di quelli segnalati, bloccandoli oppure limitandone la diffusione. Va detto con chiarezza che si tratta per ora di una collaborazione volontaria, non di un obbligo scattato per legge. Commissione europea, Europol e piattaforme restano in contatto quotidiano, e giovedì Bruxelles si siederà con gli esperti digitali dei Ventisette per valutare se attivare anche altri strumenti previsti dal Digital Services Act, il regolamento europeo sui servizi digitali.
La linea politica l’ha riassunta la vicepresidente esecutiva della Commissione, Henna Virkkunen: “Continueremo a essere vigili nel nostro lavoro con le nostre agenzie e le piattaforme per soffocare le reti criminali che vendono false promesse, a costo di vite umane”. Un passaggio che sposta l’attenzione dal singolo video al modello di business che ci sta dietro, perché dietro molte di quelle promesse ci sono organizzazioni che monetizzano la disperazione.
Come è nata l’ondata verso Ceuta
L’intervento arriva dopo quanto accaduto a fine luglio, quando oltre 70mila aspiranti migranti sono entrati nell’exclave spagnola provenendo dal Marocco. Numeri che raccontano da soli la portata del fenomeno. A spingere tutte quelle persone verso Ceuta sarebbero state aspettative del tutto infondate su un ingresso semplice nell’Unione europea, cresciute anche grazie ai social. Tra le voci più insistenti, quella secondo cui chi riusciva a mettere piede nell’exclave non poteva più essere rimandato indietro. Una convinzione priva di fondamento, ma capace di viaggiare a velocità impressionante.
Poi ci sono stati i video, e forse hanno pesato più di qualsiasi voce. Giovani appena arrivati, sorridenti, che festeggiavano davanti alla telecamera del telefono. Immagini che hanno funzionato come una prova visiva, apparentemente incontestabile, che il passaggio fosse possibile. Chi le ha guardate da lontano ha visto la riuscita, non il rischio. È esattamente il tipo di contenuto che il nuovo protocollo di fact checking dovrebbe intercettare più rapidamente.











