I nuovi magneti superconduttori destinati all’HL-LHC hanno superato una delle prove più delicate dell’intero progetto, un passaggio che avvicina il CERN di Ginevra all’obiettivo fissato per il 2030. Ne avevamo già parlato all’inizio di luglio, quando l’aggiornamento del laboratorio svizzero cominciava a mostrare i primi segnali concreti. Adesso arriva la conferma che qualcosa si muove davvero, anche se i tempi per rivedere l’acceleratore pienamente operativo restano lunghi.
La macchina di cui si parla è il High-Luminosity Large Hadron Collider, la versione potenziata del più grande acceleratore di particelle al mondo. L’idea di fondo è semplice da spiegare, meno da realizzare. Aumentare il numero di collisioni tra particelle significa raccogliere molti più dati rispetto al passato. E quando si lavora con la fisica delle particelle, più dati vogliono dire più possibilità di scoprire qualcosa di nuovo.
I numeri aiutano a capire la portata del salto. Il futuro HL-LHC dovrebbe arrivare a produrre circa 380 milioni di bosoni di Higgs durante la sua attività. Per avere un termine di paragone, l’LHC attuale ne ha generati finora circa 55 milioni. Un balzo enorme, insomma. E poi c’è il discorso delle collisioni per ogni incontro tra pacchetti di particelle, che passeranno dagli attuali 60 a una fascia compresa tra 140 e 200.
Cosa cambia con il test superato per HL-LHC
La notizia più fresca riguarda proprio il collaudo. L’organizzazione dietro il progetto di potenziamento ha portato a termine con successo una delle verifiche più complesse previste per la nuova macchina. Un traguardo che non risolve tutto, ovviamente, ma che conferma la direzione presa e la solidità del lavoro fatto finora sui superconduttori.
Il senso di questi aggiornamenti sta tutto nella parola luminosità, che nel gergo degli acceleratori indica quante collisioni si riescono a ottenere in un dato intervallo di tempo. Più è alta, più eventi vengono registrati dai rivelatori. Ed è qui che entrano in gioco i nuovi magneti, chiamati a guidare e concentrare i fasci di particelle con una precisione superiore rispetto a quanto fatto fino a oggi dal CERN.
I tempi, come detto, non sono brevi. La ripresa completa delle operazioni richiederà ancora anni di lavoro, ma il completamento di questa prova rappresenta uno dei passaggi chiave sulla strada che punta al 2030. Il percorso verso il nuovo acceleratore continua quindi a procedere, con un obiettivo che ora appare un po’ più vicino rispetto a qualche mese fa.


