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Dietro il successo di Nier: Automata c’è una scelta tanto semplice quanto rischiosa, perché Yoko Taro ha realizzato esattamente il gioco di ruolo che aveva in mente e ha cercato di restare il più possibile nascosto agli occhi di Square Enix. A raccontarlo è proprio il director giapponese, da sempre considerato una figura stramba ed enigmatica. E no, la gigantesca maschera di Emil con quel faccione tondo come una luna che indossa ogni volta che appare in pubblico non c’entra nulla. O almeno così sembra.
I suoi lavori sono noti per narrazioni cupe e contorte, storie che badano molto più alle fondamenta filosofiche che a regalare un lieto fine ai personaggi. Chi ha giocato almeno uno dei suoi titoli lo sa bene. Non si tratta di avventure consolatorie ma di racconti che scavano, spesso con una certa crudeltà, dentro chi li vive.
Dal primo Nier alla libertà creativa
Per capire la svolta bisogna tornare al primo Nier, uscito nel 2010. Quel capitolo proponeva due protagonisti diversi a seconda della piattaforma, con un personaggio più anziano e burbero su Xbox 360 e uno dall’aspetto giovane e quasi fanciullesco su PS3. In Occidente però entrambe le versioni hanno adottato il protagonista più maturo. Una strategia che, come ammesso dallo stesso Yoko in un’intervista del 2018, “non si è conclusa con grandi vendite”, tanto che alla fine lui e il team hanno deciso di smettere di pensarci troppo.
Con il seguito arrivato nel 2017 le cose sono andate diversamente. “Per Nier: Automata non mi è stato detto a quale pubblico puntare”, spiega l’autore. “Ho semplicemente fatto quello che volevo e ho cercato di restare nascosto da Square Enix il più possibile.” Un approccio insolito per una produzione di quel calibro, eppure la libertà creativa si è rivelata la carta vincente.
Il risultato parla da solo. Nier: Automata è diventato un successo clamoroso, con oltre 10 milioni di copie vendute, ed è oggi ampiamente riconosciuto come uno dei migliori giochi di ruolo mai realizzati. Il titolo ha saputo unire un’azione accessibile allo stile narrativo esoterico tipico del suo creatore, conquistando una comunità di appassionati che è andata ben oltre la solita cerchia di fan dei giochi di culto.
Giochi normali per persone strane
Curiosamente, Yoko non si considera affatto un autore eccentrico. “Ad essere sincero, credo di fare giochi normali pensati per persone normali”, ha dichiarato. “Ma quando poi li pubblico, le persone strane li trovano strani e se li godono. Il che probabilmente significa che c’è qualcosa che non va in me.” Una battuta che dice molto sul modo in cui il director giapponese guarda al proprio lavoro.
Anche questa vena di autoironia sembra far parte della sua maschera, anche se forse gli appartiene tanto quanto il volto di Emil dietro cui si nasconde. Secondo il suo racconto, a portarlo alla regia non è stata una particolare ambizione ma il semplice fatto che prendeva spesso la parola. Si definisce una “persona distorta” e addirittura “insopportabile sul lavoro”. Magari è solo il prezzo da pagare per chi realizza giochi normali destinati a gente strana.
Nel frattempo il creatore di Nier: Automata ha espresso anche la propria amarezza per la direzione presa dal settore. Mentre PlayStation dice addio ai dischi, Yoko Taro si è detto rattristato per la scomparsa dei supporti fisici e preoccupato per il futuro dei videogiochi, aggiungendo con una certa rassegnazione che “è semplicemente così che stanno andando le cose”.
Fonte: TecnoAndroid








