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La lotta alla pirateria nel calcio ha trovato un nuovo bersaglio, e stavolta non si tratta soltanto dei soliti portali che trasmettono le partite senza averne diritto. In Francia l’emittente Canal+ ha ottenuto 14 ordinanze di blocco che coinvolgono provider di connessione, servizi DNS, motori di ricerca e, soprattutto, alcune delle VPN più conosciute sul mercato. L’obiettivo dichiarato resta quello di sempre, cioè impedire che gli incontri finiscano in streaming su canali non autorizzati, ma il perimetro dell’intervento si allarga parecchio rispetto al passato. Il tempismo non è casuale. Le ordinanze arrivano a ridosso dell’avvio della nuova stagione, quando il valore commerciale dei diritti televisivi torna a farsi sentire in modo concreto. E non c’è solo la Ligue 1 francese nel mirino, perché nei provvedimenti compaiono anche la Premier League inglese e la Champions League, che ripartirà a settembre.
Proton VPN, CyberGhost ed ExpressVPN chiamate in causa
Il passaggio più interessante riguarda proprio le Virtual Private Network. Canal+ ha ottenuto che Proton VPN, CyberGhost ed ExpressVPN collaborino attivamente per bloccare l’accesso agli streaming illegali, di fatto trasformando strumenti nati per garantire privacy e sicurezza in un anello della catena dei filtri. Non è una novità assoluta, perché qualcosa di molto simile era già successo in Spagna, dove i tribunali avevano seguito una strada quasi identica.
C’è però un dettaglio che salta all’occhio confrontando questa tornata con quella dell’anno scorso. La richiesta dell’emittente francese non ha più riguardato NordVPN e Surfshark, due servizi legati all’acceleratore lituano Tesonet. Il motivo non è stato reso noto, e nessuna delle parti coinvolte ha fornito spiegazioni sul cambio di rotta. L’elenco dei siti finiti sotto scure comprende oltre 70 indirizzi, tutti indicati nelle ordinanze firmate dal giudice francese. Numeri importanti, che però raccontano solo una parte della storia. Il meccanismo è noto da anni a chiunque segua il tema: si oscura un portale e nel giro di poco tempo chi lo gestisce ricompare online con un dominio diverso, spesso limitandosi a cambiare l’estensione finale dell’indirizzo. Una rincorsa che si ripete stagione dopo stagione, senza che nessuno riesca davvero a chiuderla.
In Italia si riparte con Piracy Shield
Il discorso è caldo anche dalle nostre parti, e non serve troppa fantasia per immaginare che se ne tornerà a parlare tra una decina di giorni, quando la Serie A darà il via alla nuova stagione. L’Italia ha scelto una strada diversa da quella francese, puntando soprattutto sullo strumento del Piracy Shield, la piattaforma pensata per oscurare in tempi rapidissimi gli indirizzi che trasmettono contenuti protetti.
La strategia italiana si regge in buona parte sulle sanzioni come deterrente, colpendo sia chi organizza le trasmissioni illegali sia chi le guarda. Quello che manca, almeno finora, è una riflessione sull’altro lato della questione, cioè il costo degli abbonamenti sportivi, che continua a salire senza che si sia mai davvero valutata l’ipotesi di renderli più accessibili. Un punto che torna spesso nel dibattito pubblico e che raramente trova spazio nelle decisioni concrete.
Il confronto tra i due approcci è comunque istruttivo. Da un lato la Francia, che allarga il raggio d’azione fino a includere DNS, motori di ricerca e reti private virtuali, coinvolgendo quindi soggetti che con la trasmissione delle partite non hanno alcun rapporto diretto. Dall’altro l’Italia, con un sistema centralizzato pensato per intervenire nell’arco di pochi minuti dall’inizio di una diretta. Due modelli differenti, stessa difficoltà di fondo nel tenere il passo di chi sposta continuamente i propri contenuti da un dominio all’altro. Per gli utenti dei servizi VPN coinvolti nelle ordinanze francesi il risultato pratico è che alcuni indirizzi non saranno più raggiungibili, anche passando attraverso quei tunnel cifrati che fino a ieri garantivano un accesso senza filtri. Le tre società chiamate in causa dovranno adeguarsi alle disposizioni del giudice, applicando i blocchi sull’elenco dei portali indicati nei provvedimenti.











