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Calotte glaciali: persi 12 trilioni di tonnellate in 47 anni

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La perdita di ghiaccio registrata sul pianeta negli ultimi cinquant’anni ha numeri che faticano perfino a entrare nella testa: 12 trilioni di tonnellate sparite dalle principali calotte glaciali in appena 47 anni. Il dato arriva da un rapporto pubblicato il 16 settembre 2026 su Scientific Data, firmato da 58 scienziati provenienti da istituzioni sparse in mezzo mondo, e non è il classico allarme generico. È una contabilità precisa, costruita mettendo insieme 42 stime indipendenti del bilancio di massa delle calotte glaciali, tutte ricavate da osservazioni satellitari che seguono nel tempo il flusso, il volume e l’attrazione gravitazionale dei ghiacci.

Le serie storiche partono da lontano. Per la Groenlandia i satelliti raccontano la storia dal 1972, per l’Antartide dal 1979, e arrivano fino al 2023. Mezzo secolo di misurazioni che, incrociate tra loro, permettono di ridurre uno dei margini di errore più fastidiosi per chi studia il clima. Perché il problema, spiegano gli autori, non è soltanto quanto ghiaccio se ne è andato, ma quanto sia difficile prevedere quello che se ne andrà.

Il mare si è alzato di oltre tre centimetri

Secondo i dati raccolti, lo scioglimento delle calotte di Groenlandia e Antartide ha fatto salire il livello globale del mare di circa 31,4 millimetri dal 1979. Poco più di tre centimetri, misurati su scala planetaria. Le calotte glaciali, sottolineano i ricercatori, sono tra i principali fattori responsabili dell’innalzamento del livello del mare e continueranno a esserlo anche in futuro. Rappresentano inoltre la maggiore fonte di incertezza nelle proiezioni, ed è esattamente per questo che stime affidabili delle variazioni di massa osservate diventano così importanti.

Una precisazione il team la mette nero su bianco, ed è di quelle che meritano attenzione: la valutazione considera solo le variazioni di massa che contribuiscono direttamente all’innalzamento del mare. Restano fuori dal conteggio la perdita legata all’assottigliamento delle piattaforme di ghiaccio, il loro arretramento e il ritiro del ghiaccio ancorato sotto il livello del mare. Tradotto: il quadro complessivo del ghiaccio perso è ancora più ampio di quello fotografato dallo studio.

Non è il sole a fare il danno maggiore

Qui arriva la parte che ribalta l’immagine più diffusa, quella del ghiaccio che si scioglie sotto il sole come un cubetto nel bicchiere. Inès Otosaka, glaciologa della Northumbria University nel Regno Unito e prima autrice della ricerca, ha spiegato che oltre i quattro quinti del ghiaccio perso sono finiti in mare attraverso ghiacciai a scorrimento più rapido, non tramite fusione superficiale. Un dettaglio tecnico che cambia la lettura del fenomeno, perché indica che la tendenza di lungo periodo è guidata dalla risposta dinamica delle calotte al riscaldamento degli oceani. In pratica l’acqua più calda lavora dal basso, scalza i ghiacciai e ne accelera la corsa verso il mare.

Sul significato pratico di quei tre centimetri è intervenuto Andrew Shepherd, anche lui della Northumbria University e fondatore dell’IMBIE. Possono sembrare pochi, ha osservato, eppure mettono a rischio di inondazioni ed erosione costiera altri sei-nove milioni di persone. Numeri che non riguardano scenari lontani nel tempo ma comunità già esposte oggi.

E dato che le calotte glaciali sono destinate a perdere molto più ghiaccio nei prossimi decenni, secondo Shepherd le valutazioni globali come quella dell’IMBIE restano strumenti fondamentali per proteggere chi vive nelle zone colpite dai cambiamenti climatici. Il valore di un lavoro che mette insieme decine di misurazioni diverse sta proprio lì: costruire una base condivisa su cui ragionare, invece di inseguire stime frammentate che raccontano ognuna un pezzo della storia.

Il conteggio, intanto, continua. I satelliti che hanno iniziato a osservare la Groenlandia nel 1972 non hanno mai smesso di guardare, e ogni nuovo ciclo di dati aggiunge una riga a un bilancio che finora è andato sempre nella stessa direzione.

Fonte: TecnoAndroid

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