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Il governatore della California Gavin Newsom ha firmato un pacchetto di leggi su social media e chatbot AI pensato per proteggere i minori dello Stato, introducendo limiti alle funzioni considerate potenzialmente dipendenti e nuove regole su come i ragazzi possono interagire con l’intelligenza artificiale. Provvedimenti definiti storici da chi li ha sostenuti, molto meno apprezzati da chi si occupa di diritti digitali.
Il cuore della parte dedicata all’intelligenza artificiale riguarda il rapporto tra adolescenti e assistenti conversazionali. Le aziende che sviluppano questi sistemi dovranno rispettare limiti di tempo per l’utilizzo da parte dei più giovani, mettere a disposizione risorse dedicate alla salute mentale e attivare protocolli di sicurezza specifici nel caso in cui un minore affronti temi legati all’autolesionismo. Previsto anche un sistema di notifiche ai genitori quando un ragazzo disattiva le impostazioni di sicurezza.
California: audit indipendenti e responsabilità legale per chi sviluppa AI
La California introduce inoltre l’obbligo di audit indipendenti sulla sicurezza dei minori e di valutazioni annuali del rischio da parte delle società che operano nel settore. Chi non rispetta le nuove regole rischia conseguenze sul piano legale, un punto che cambia parecchio la postura delle aziende rispetto al passato, quando l’autoregolamentazione era di fatto la norma.
Queste misure arrivano subito dopo altri interventi firmati da Newsom il giorno precedente, che hanno costruito una cornice più ampia per verificare la conformità delle aziende di intelligenza artificiale alle leggi statali. In pratica lo Stato sta costruendo un’impalcatura di controlli a più livelli, dove i chatbot rappresentano solo uno dei fronti aperti.
Sul versante dei social network la questione si fa più spinosa. La nuova normativa vieta alle piattaforme di consentire agli utenti sotto i 16 anni l’accesso a funzioni ritenute potenzialmente in grado di creare dipendenza. E la definizione di funzione problematica è tutt’altro che ristretta, visto che comprende la riproduzione automatica dei video, le notifiche e i feed di contenuti personalizzati costruiti dagli algoritmi.
Le critiche della Electronic Frontier Foundation
Proprio su questo punto si è aperto lo scontro. La Electronic Frontier Foundation ha definito la misura un divieto mascherato all’uso dei social media da parte degli adolescenti. Rindala Alajaji, direttrice associata per gli affari statali dell’organizzazione, ha spiegato che negare ai minori l’accesso ai forum digitali, oppure privarli degli strumenti di base necessari per muoversi al loro interno, non renderà i giovani più sicuri o più sani nell’era dell’intelligenza artificiale.
C’è poi un secondo argomento, che ritorna ogni volta che si discute di regole simili. Secondo l’organizzazione, per far rispettare una norma del genere tutti gli utenti dei social, non soltanto i minorenni, sarebbero costretti a fornire più dati personali per dimostrare la propria età. Il risultato sarebbe un aumento dei rischi legati alla privacy, un’obiezione che accompagna da tempo le leggi sulla verifica dell’età un po’ ovunque.
Le altre norme approvate
Il pacchetto firmato dal governatore non si ferma qui. Una delle misure amplia la definizione di sfruttamento sessuale minorile fino a includere le immagini generate con l’intelligenza artificiale generativa o modificate digitalmente, adeguando la legge a una tecnologia che ha reso la creazione di materiale illecito molto più semplice e veloce.
Un altro provvedimento introduce nuove tutele contro la pubblicità mirata rivolta ai giovani e regola il modo in cui i sistemi di intelligenza artificiale possono utilizzare i dati relativi agli studenti delle scuole, dalle elementari fino alle superiori. Anche qui la logica è la stessa che attraversa tutto il pacchetto, cioè ridurre la quantità di informazioni personali sui minori che finisce nelle mani di sistemi automatici o di inserzionisti.
Il quadro che ne esce colloca la California in una posizione di apripista sul fronte della regolamentazione tecnologica rivolta ai più giovani, con un impianto che tocca contemporaneamente piattaforme social, assistenti conversazionali, pubblicità e scuola. Restano sul tavolo le obiezioni di chi teme che il prezzo da pagare sia una rete meno accessibile e più invadente per tutti.








