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Chi ha visto Predator almeno una volta sa bene quanto pesi quel film nella storia della fantascienza, e forse è per questo che la rivelazione arrivata da Jeph Loeb suona così spiazzante: il classico del 1987 con Arnold Schwarzenegger nasce, sulla carta, come seguito diretto di un altro successo dell’attore austriaco. Non un cugino spirituale, non un omaggio. Un vero e proprio Commando 2, titolo compreso.
Loeb, sceneggiatore e autore di fumetti coinvolto nel progetto, ha raccontato la genesi del film durante un festival parigino. Le sue parole non lasciano molto spazio all’interpretazione. Lo studio aveva ottenuto la sceneggiatura di Predator e la prima idea fu quella di trasformarla nel secondo capitolo delle avventure di John Matrix, l’ex soldato d’élite interpretato da Schwarzenegger nel 1985. Non era stata un’intuizione sua, ha precisato, anche se per un po’ aveva creduto il contrario.
Il dettaglio più curioso riguarda il modo in cui i due film si somigliano senza dichiararlo. Guardando prima Commando e poi il film di John McTiernan, secondo Loeb, si nota subito che si tratta della stessa persona con un nome diverso. Perfino la tenuta mimetica è identica. E a casa lo sceneggiatore conserva ancora una versione del copione che sulla copertina porta scritto proprio Commando 2.
Perché il progetto cambiò strada
A far deragliare il piano fu una considerazione puramente commerciale, di quelle che negli anni Ottanta pesavano parecchio. Qualcuno dentro lo studio si accorse della manovra e mise il veto, spiega Jeph Loeb, perché all’epoca i sequel incassavano di norma la metà del primo film. L’unica eccezione conosciuta era Star Wars. Solo più tardi il mercato avrebbe cambiato regole, con casi come Terminator 2 a dimostrare che un secondo capitolo poteva valere più del primo.
Così la sceneggiatura tornò a camminare sulle proprie gambe. I produttori si convinsero che quella storia avesse abbastanza forza da esistere in autonomia, senza appoggiarsi a un personaggio già noto. Scelta corretta, alla luce dei numeri: Predator arrivò nelle sale nel 1987, durata di un’ora e 47 minuti, e incassò quasi il doppio di quanto avesse fatto Commando due anni prima, diventando in fretta un titolo di culto assoluto del decennio.
Commando, uscito nel 1985 e diretto da Mark L. Lester, restava comunque un successo solido, con Rae Dawn Chong e Dan Hedaya accanto al protagonista. Ma la creatura venuta dallo spazio si rivelò un’idea più grande di qualunque reduce dei corpi speciali.
Una creatura che ha superato il suo protagonista
Schwarzenegger scelse di non tornare a fronteggiare il mostro in un seguito, e la cosa non impedì al franchise di crescere. Oggi il conto arriva a cinque film, senza considerare i crossover con Alien, ed è difficile immaginare che tutto questo sarebbe accaduto se la storia fosse rimasta incatenata al nome di John Matrix. Un sequel, per definizione, guarda indietro. Quel copione invece apriva una porta.
Nel cast originale, oltre a Schwarzenegger, figuravano Carl Weathers ed Elpidia Carrillo, sotto la regia di John McTiernan, che due anni dopo avrebbe ridefinito l’action con altri lavori. Il film ha mantenuto nel tempo un giudizio piuttosto generoso da parte del pubblico, molto più alto rispetto a quello riservato a Commando.
Resta il fatto che, sotto la superficie, i due film continuano a parlarsi. Stessa fisicità, stesso archetipo, stessa giungla, quasi la stessa uniforme. E una copia di sceneggiatura, conservata da qualche parte, che porta ancora impresso un titolo mai diventato ufficiale.








