I bunker segreti dei miliardari non sono affatto un ricordo del passato, come si poteva pensare, ma qualcosa che negli ultimi tempi è tornato a crescere e non poco. La moda affonda le radici già negli anni Ottanta, forse anche prima, quando quella fetta di persone benestanti e spaventate dalla minaccia nucleare cominciò a costruirsi rifugi sotterranei dove potersi nascondere all’occorrenza. Un modo per mettersi al riparo da eventi catastrofici su scala globale, insomma. Niente a che vedere con i Vault di Fallout, questo è chiaro, ma in certi casi si arriva a delle vere e proprie unità abitative di lusso, in particolare quelle tirate su di recente.
Ed è proprio qui la sorpresa. Quella che sembrava un’abitudine ormai in declino è invece più viva che mai, soprattutto tra i grandi milionari del pianeta. Nomi noti, gente che con la tecnologia ci lavora tutti i giorni, da Zuckerberg ad Altman, per citarne un paio. Persone che evidentemente hanno le risorse per pensare in grande anche quando si tratta di prepararsi al peggio.
Perché sempre più ricchi scelgono i rifugi sotterranei
Le motivazioni che spingono a costruire questi rifugi sotterranei restano in buona parte le stesse di decenni fa, però la lista si è allungata parecchio. Alle guerre e all’instabilità geopolitica, che continuano a pesare, si sono aggiunti nuovi timori. Le crisi climatiche, tanto per cominciare. Poi le pandemie, che dopo gli ultimi anni nessuno prende più alla leggera. E infine, cosa che fa riflettere, le preoccupazioni legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Un po’ curioso, se ci si pensa, che proprio alcuni tra i protagonisti di quel settore siano tra i più interessati a mettersi al sicuro da eventuali derive dell’AI.
Quanto a cosa si può nascondere là sotto, meglio abbandonare subito certi cliché. Scordatevi la stanzetta minimale con le scorte per sopravvivere e un impianto energetico ridotto all’osso. Qui si parla di ben altro, di vere e proprie regge sotterranee, spazi curati nei minimi dettagli che poco hanno da invidiare alle residenze di superficie. Comfort, tecnologia, autonomia energetica, tutto pensato per resistere a lungo senza rinunciare a nulla.
Il fenomeno racconta molto di come una certa fascia di privilegiati guardi al futuro. Da una parte c’è chi investe miliardi in innovazione e progresso, dall’altra c’è la stessa gente che, nel dubbio, si tiene pronto un piano B ben sotto la superficie. Due facce della stessa medaglia, quella di chi ha i mezzi per plasmare il mondo e, allo stesso tempo, per ritirarsene quando le cose dovessero mettersi male.