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Un delfino chiamato Bubbles si è inventato un metodo di caccia che definire poco elegante è un eufemismo, perché consiste nel bere il vomito di pesce. Chi soffre di emetofobia, cioè la paura del vomito, farebbe bene a saltare i prossimi paragrafi. Per tutti gli altri, invece, c’è di mezzo una di quelle storie che ricordano quanto i delfini sappiano essere creativi quando si tratta di procurarsi un pasto.
La scena, raccontata così a freddo, suona quasi comica. Un animale che ha fama di essere tra i più intelligenti del pianeta decide che la strada più conveniente verso il cibo passa attraverso il rigurgito di un pesce. Non esattamente l’immagine da cartolina del delfino che salta tra le onde al tramonto, ma la natura non si preoccupa troppo della nostra sensibilità estetica.
Come funziona il trucco di Bubbles
Il principio dietro questa tecnica di caccia è tanto semplice quanto disgustoso. Un pesce che si sente minacciato o che viene disturbato può liberarsi di quello che ha appena mangiato, e quel materiale rigurgitato resta sospeso nell’acqua per qualche istante. Un delfino sveglio come Bubbles ha capito che lì dentro c’è ancora qualcosa da recuperare, e invece di lasciar perdere si avvicina e beve. Nessuno sforzo, nessun inseguimento, nessuna energia spesa a rincorrere prede veloci. Solo la pazienza di stare nel posto giusto al momento giusto e la totale assenza di quello che noi chiameremmo senso del disgusto. Perché un delfino, evidentemente, non ragiona in termini di appetibilità sociale ma di calorie ottenute per fatica spesa.
Chi studia i delfini lo ripete da anni: questi animali imparano, sperimentano, copiano i compagni e mettono a punto strategie che a volte sembrano uscite da un manuale di ingegneria opportunista. Alcune popolazioni sanno usare le spugne marine per proteggersi il rostro mentre frugano sul fondale, altre spingono i pesci sulle rive fangose per poi raccoglierli quasi all’asciutto. In questa galleria di invenzioni, il metodo di Bubbles occupa un posto tutto suo, in fondo alla classifica dell’eleganza e piuttosto in alto in quella dell’efficienza.
Perché un comportamento così strano interessa gli studiosi
Il punto non è la ripugnanza, o almeno non solo. Quando un singolo individuo sviluppa un comportamento nuovo e lo ripete, gli esperti guardano subito a due cose. La prima è se l’animale lo sta facendo per scelta consapevole, valutando il rapporto tra sforzo e ricompensa. La seconda è se gli altri esemplari del gruppo cominceranno a imitarlo, perché in quel caso si parla di qualcosa che assomiglia molto alla trasmissione culturale, la stessa dinamica che negli esseri umani fa viaggiare le abitudini da una generazione all’altra.
I delfini sono già noti per far circolare le loro trovate all’interno dei branchi. Una tecnica che funziona si diffonde, viene adattata, a volte perfezionata. Se il metodo del vomito di pesce dovesse prendere piede, si assisterebbe alla nascita di una piccola tradizione locale costruita su un ingrediente che nessuno, in ambito umano, avrebbe mai considerato cibo. Resta il fatto che Bubbles ha trovato una scorciatoia verso il pasto e non ha nessuna intenzione di vergognarsene. Nel mondo animale l’unico criterio che conta davvero è se una cosa funziona, e in questo caso funziona benissimo.








