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Il cuore del progetto è un sistema di intelligenza artificiale che utilizza tecniche di Deep Reinforcement Learning. Questo approccio permette al robot di coordinare movimenti e percezione visiva in maniera molto simile a come avviene nel corpo umano, con la mano che agisce guidata dagli occhi. L’AI elabora contemporaneamente i dati provenienti da una normale videocamera 2D e da un sensore di forza e coppia, riuscendo così a manipolare con precisione millimetrica componenti metallici in zone dove radiazioni, riflessi e disturbi ambientali mettono fuori uso i sensori tridimensionali tradizionali.
Uno dei punti più critici su cui i ricercatori si sono concentrati è il cosiddetto peg-in-hole, cioè l’inserimento perfetto di un componente in un alloggiamento. È un’operazione che, nelle officine meccaniche, richiede mani esperte e una sensibilità difficile da replicare con i robot convenzionali. Il nuovo sistema, invece, riesce a eseguirla in modo ripetibile e affidabile, aprendo la strada a manutenzioni completamente automatizzate nei reattori sperimentali. In contesti come quelli dei progetti di fusione, dove una singola sostituzione può impegnare tecnici per mesi, questa automazione potrebbe ridurre drasticamente i tempi di fermo impianto e accelerare il percorso verso una produzione energetica realmente competitiva.
Per raggiungere questi risultati è stata necessaria anche una revisione radicale della parte meccanica. Il robot adotta un giunto innovativo, privo del classico ingranaggio delle trasmissioni planetarie, capace di generare una coppia enorme — fino a 139 kilonewton metro — mantenendo allo stesso tempo movimenti controllati e delicati. Ciò permette di manovrare strutture metalliche pesanti mantenendo una precisione micrometrica, qualità essenziale quando si opera in spazi ristretti o all’interno di camere di reazione complesse.
A rendere il sistema ancora più completo è il modello di percezione sviluppato dai ricercatori, chiamato TCIPS. Basato su una struttura Transformer, analizza nuvole di punti tridimensionali per individuare superfici e geometrie dell’ambiente, evitando urti e identificando con esattezza le zone su cui intervenire. In pratica, il robot non solo esegue movimenti raffinati, ma è anche capace di comprendere ciò che lo circonda, muovendosi nel reattore con una consapevolezza che finora apparteneva solo agli operatori umani.
Un risultato che potrebbe cambiare per sempre il modo in cui si gestisce la manutenzione dei reattori e, più in generale, delle infrastrutture critiche del futuro.






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