Perché Bloodborne non abbia ancora ricevuto un remaster, una versione PS5 o un porting per PC resta una domanda senza risposta persino per chi, dentro Sony, sedeva ai piani alti. Shuhei Yoshida, ex presidente di Sony Interactive Entertainment Worldwide Studios, ha ammesso apertamente di non avere la minima idea del motivo. E lo ha detto da fan sfegatato, non solo da ex dirigente, sperando lui stesso che prima o poi qualcosa si muova.
Il tema è emerso durante il suo intervento alla Computer Entertainment Developers Conference, dove Yoshida ha lasciato trasparire una certa incredulità davanti alla scelta di tenere il suo Soulslike preferito confinato su PS4. Parole nette, quasi da tifoso deluso più che da manager. “Questo gioco ha tantissimi fan in tutto il mondo e ancora non ha una versione PS5”, ha detto, prima di far notare una contraddizione che a molti è saltata all’occhio.
Il ragionamento è semplice e diretto. Il team first party di PlayStation sforna remaster a raffica, quindi perché proprio questo titolo viene lasciato indietro. “Non c’è nemmeno una versione PC”, ha aggiunto, allargando le braccia su una situazione che non trova spiegazioni razionali. “Mi chiedono spesso perché non siano stati pubblicati, ma è un mistero totale. Forse usciranno in futuro. Forse no. Forse faranno una special edition. Forse no. Da grande fan, spero che arrivi.”
Dal trofeo platino alle quasi 30 opere firmate in carriera
Non è mancata la parte più leggera. Yoshida si è vantato del suo trofeo di platino conquistato su Bloodborne, pur lamentandosi di alcuni boss particolarmente ostici. Con un pizzico di autoironia ha definito il “momento clou della sua carriera” la vittoria contro il Mastino dei Vecchi Signori, la bestia infernale che ha battuto dal vivo, direttamente sul palco davanti al pubblico. Un dettaglio che dice molto sul rapporto quasi personale che lo lega a quel gioco.
Durante l’intervento ha ripercorso anche il resto del cammino, elencando quasi 30 titoli che ha contribuito a plasmare nel corso degli anni in Sony. Un viaggio partito da Crash Bandicoot e arrivato fino a Ghost of Tsushima, passando per il lavoro dedicato alla promozione dei giochi indipendenti, un ambito a cui ha dedicato energie importanti nell’ultima fase della sua esperienza.
C’è poi un aneddoto che lo stesso Yoshida ha raccontato in passato e che continua a fargli storcere il naso. “Avrei dovuto ascoltare come si deve Miyazaki”, ha ammesso, riferendosi alla decisione di ordinare “il numero più basso possibile” di copie fisiche di Demon’s Souls. Il motivo di quella scelta sbagliata era tutto suo, si era bloccato nella zona iniziale del gioco, giudicata troppo “impegnativa”, e questo lo aveva portato a sottovalutare il potenziale di un’opera destinata a diventare leggendaria. Un errore di valutazione che, col senno di poi, pesa parecchio nel racconto della sua carriera dentro FromSoftware e nei rapporti con lo studio giapponese.


