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BlackBerry punta sui robot: QNX va oltre le auto

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BlackBerry ha smesso da anni di costruire telefoni, eppure il nome torna al centro del discorso tecnologico per una ragione che pochi si aspettavano: i robot. Il CEO John Giamatteo ha spiegato alla CNBC che la robotica è oggi una delle aree in più rapida crescita all’interno di QNX, la divisione software dell’azienda. Non un esperimento marginale, insomma, ma una direzione precisa.

Chi segue il settore sa che QNX non è un nome nuovo. Il suo software embedded lavora da tempo dietro le quinte del mondo automotive, dove gestisce funzioni considerate critiche per la sicurezza: dalla frenata ad alcune applicazioni legate alla guida assistita. Roba che non deve mai sbagliare, perché quando un sistema del genere va in crisi non si tratta di un’app che si chiude male. Secondo l’azienda, la piattaforma è già installata in 275 milioni di veicoli, un numero che dà l’idea di quanto sia radicata in un comparto dove certificazioni e affidabilità contano più del marketing.

Dalla plancia dell’auto alle macchine che si muovono da sole

Il passo successivo, nelle intenzioni di BlackBerry, è portare quella stessa esperienza nella cosiddetta physical AI, cioè nei sistemi in cui software e intelligenza artificiale non si limitano a elaborare dati ma controllano macchine che agiscono nel mondo reale. Un’automobile, in fondo, è già un robot su ruote. Il salto concettuale è meno ampio di quanto sembri, e questo spiega perché l’azienda si senta a proprio agio su questo terreno.

C’è però un dettaglio che vale la pena sottolineare, perché smonta l’immagine più scontata. Il bersaglio non sono i robot umanoidi che negli ultimi mesi si prendono titoli e video virali. Giamatteo parla di altro: robot industriali, mezzi autonomi per i magazzini, carrelli elevatori robotizzati, dispositivi medici. Meno spettacolare, certo, ma con volumi e necessità industriali molto più concreti nel breve periodo.

Perché la prevedibilità conta più dell’intelligenza

Il ragionamento dietro questa scelta ha una sua logica ferrea. In ambienti come una fabbrica o un magazzino non basta che il software sia brillante, deve essere prevedibile. Deve reagire negli stessi tempi, sempre, senza scarti. Deve restare stabile per anni. E deve essere affidabile soprattutto quando la macchina che controlla si muove a pochi metri da un operatore in carne e ossa oppure svolge compiti delicati, come accade nei dispositivi medici.

È esattamente il tipo di requisito su cui QNX ha costruito la propria reputazione nel settore auto. Un sistema operativo pensato per contesti dove il margine di errore è vicino allo zero e dove le certificazioni di sicurezza pesano quanto le prestazioni. Trasferire quel patrimonio verso la robotica industriale appare come uno sbocco naturale, quasi obbligato, più che come una scommessa azzardata.

Resta il fatto curioso di un marchio che milioni di persone associano ancora alle tastiere fisiche e alle email aziendali degli anni Duemila, e che oggi cerca spazio in un mercato fatto di bracci meccanici, veicoli a guida autonoma nei depositi e apparecchiature ospedaliere. La transizione, del resto, era già avvenuta silenziosamente nel software per auto, dove BlackBerry si è ritagliata un ruolo che il grande pubblico quasi non percepisce.

Con la crescita della physical AI e la corsa delle aziende ad automatizzare logistica e produzione, l’azienda punta a occupare lo strato meno visibile ma più delicato di questa infrastruttura: quello che decide se una macchina si ferma in tempo oppure no.

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