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OneDrive per Mac si prepara a cambiare pelle sotto la superficie, perché Microsoft ha deciso di sostituire il motore di sincronizzazione con una versione riscritta per andare più a braccetto con macOS. Il risultato promesso è semplice da riassumere: sincronizzazione più veloce, meno lavoro per il processore e, di conseguenza, batteria che dura un po’ più a lungo sui MacBook. La distribuzione è graduale e coprirà un arco di tre mesi, con partenza alla fine di questo mese e completamento previsto entro la fine di novembre, su scala mondiale.
La parte più comoda per chi usa il servizio ogni giorno riguarda la modalità di aggiornamento. Il client si aggiorna da solo, senza download manuali, senza reinstallazioni, senza dover mettere mano alle impostazioni. Da Redmond la logica dichiarata è quella di rendere OneDrive un componente più naturale del sistema operativo Apple, anziché un ospite che si comporta secondo regole proprie.
Cosa cambia davvero dopo la migrazione
Il primo effetto tangibile arriva con la sincronizzazione iniziale, quella che storicamente mette in ginocchio le ventole quando si collega un account pieno di documenti. Con la nuova architettura dovrebbe risultare sensibilmente più rapida. In parallelo l’app dovrebbe sollecitare meno la CPU, con un beneficio diretto sull’autonomia dei portatili. Struttura più snella significa anche meno punti di rottura, e infatti Microsoft mette nel conto l’eliminazione di diversi bug di stabilità che avevano accompagnato le versioni precedenti.
Un altro punto riguarda il Finder. Le cartelle OneDrive compariranno subito, senza quei ritardi di caricamento che costringevano ad attendere qualche secondo prima di vedere apparire il contenuto. Sui file su richiesta, invece, nulla si muove: un documento marcato come solo online resterà solo online finché non verrà aperto oppure finché non verrà attivata l’opzione che lo conserva sempre sul dispositivo. Chi si è abituato a gestire lo spazio su disco in questo modo non deve rivedere nulla delle proprie abitudini.
Migliora poi il supporto ai dischi esterni, funzione introdotta a giugno 2025 e finora non sempre impeccabile. Il nuovo motore dovrebbe renderla più affidabile, il che interessa in particolare chi lavora con archivi voluminosi e tiene la libreria di documenti fuori dal disco interno del Mac.
L’effetto collaterale su SharePoint e come verificare la versione
Non tutto è guadagno, e Microsoft lo dice apertamente. Le raccolte SharePoint sincronizzate non verranno più raggruppate sotto un’unica voce nel Finder. Ognuna avrà una posizione propria nella barra laterale, quindi chi ne segue diverse contemporaneamente si troverà con un elenco più lungo rispetto a prima. Per questo l’azienda suggerisce agli amministratori aziendali di avvisare i team in anticipo, evitando la classica raffica di segnalazioni il giorno dopo l’aggiornamento automatico.
Per capire se un Mac è già passato al nuovo sistema il controllo è rapido. Basta aprire le impostazioni di OneDrive e spostarsi nella scheda dedicata alle informazioni. La versione aggiornata mostra una lettera in coda al numero, per esempio 26K, e quella lettera è la conferma che la migrazione è avvenuta. Chi non la vede ancora dovrà semplicemente attendere il proprio turno nella distribuzione progressiva, che procederà fino a coprire tutti gli utenti entro fine novembre.










