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Bill Gates e la catena email da EUR 863: com’è nata

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La catena di email firmata Bill Gates che prometteva mille dollari, oggi circa 900 euro, a chiunque avesse inoltrato il messaggio ad abbastanza persone nacque per noia, in un laboratorio informatico universitario, e ci mise pochissimo a sfuggire di mano al suo autore. Era il 18 novembre 1997, la Rete era ancora quella dei modem lenti e delle caselle di posta piene di roba strana, e l’idea di un programma capace di tracciare ogni singolo inoltro sembrava a molti perfettamente credibile.

Il protagonista si chiamava Bryan Mack, studente della Iowa State University. Lo studente seduto accanto a lui aveva appena ricevuto una di quelle email a catena che promettevano soldi facili, e Mack rispose che avrebbe potuto inventarne una migliore. Ci mise circa tre minuti. Scrisse un messaggio spacciandosi per il fondatore di Microsoft e presentò un fantomatico software in grado di seguire il percorso della posta elettronica: se la catena avesse raggiunto mille persone, tutti i partecipanti avrebbero incassato la somma, pagata direttamente da Gates.

Una burla che smette di appartenere a chi l’ha scritta

Mack spedì il testo a un amico del Loras College, a Dubuque, con un oggetto tanto banale quanto efficace, “bill gates here”. L’amico rise e inoltrò. Bastarono pochi giorni perché il messaggio arrivasse a perfetti sconosciuti, che cominciarono a scrivere proprio a Mack per chiedere quando sarebbero arrivati i soldi. Il salto di scala avvenne dopo il Ringraziamento: rientrato all’università, lo studente trovò l’account bloccato e, stando al suo racconto, circa un gigabyte di posta accumulata, migliaia e migliaia di messaggi. A quel punto la bufala viaggiava da sola, senza più bisogno del suo inventore.

Due settimane dopo gli tornò indietro una versione modificata del suo stesso scherzo. Il nome originale era sparito, il mittente risultava gatesbeta@microsoft.com e al premio in denaro si era aggiunta una copia gratuita di Windows 98. Poco dopo ne arrivò un’altra, falsamente firmata da un inesistente “Walt Disney Jr.”, che offriva l’equivalente di circa 4.500 euro più una vacanza. Negli anni successivi comparvero decine di varianti che tiravano in ballo marchi noti come IBM, Nokia, Honda, British Airways, Disney, Coca Cola o Gap.

Le smentite che non fermano niente

Nel 1999 una nuova catena di Sant’Antonio digitale sosteneva che Honda avrebbe regalato l’equivalente di circa 180 euro di credito per ogni amico coinvolto, sempre grazie a un misterioso sistema capace di seguire il tragitto dei messaggi in Rete. L’azienda negò di aver mai lanciato una promozione del genere e pubblicò una smentita, che però non impedì a diverse persone di telefonare per riscuotere il premio.

Del resto, non era servita nemmeno la presa di posizione del diretto interessato. Nel marzo del 1998 Gates aveva definito quella email una “hooey”, una fesseria bella e buona, eppure il testo continuò a passare da una casella all’altra per anni. Interrogate molto tempo dopo sul perché l’avessero inoltrata, diverse persone diedero risposte piuttosto istruttive: alcune si fidavano di chi gliel’aveva mandata, altre pensavano che tanto non ci fosse nulla da perdere, altre ancora trovavano plausibile che Microsoft potesse davvero tracciare la posta elettronica. Quella scarsa dimestichezza tecnica è uno degli ingredienti che la stessa Microsoft indica quando ripercorre le grandi truffe via email di fine anni Novanta.

Il dettaglio più curioso è che nessuno progettò quello che venne dopo. Le firme automatiche davano autorità ad alcune copie, messaggi diversi finivano mescolati tra loro, certe varianti si diffondevano molto più di altre. Mack aveva messo in circolo poche righe, e la Rete le trasformò in qualcosa che poteva cambiare pelle restando comunque riconoscibile. Molto prima dei social network, insomma, il meccanismo del contenuto virale esisteva già: bastava che ogni destinatario decidesse di girarlo a qualcun altro.

Fonte: TecnoAndroid

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