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Bending Spoons compra Miro per 1,79 miliardi di dollari

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Bending Spoons mette a segno un’altra operazione di peso e stavolta il bersaglio è Miro, la lavagna digitale collaborativa usata ogni giorno da team sparsi in mezzo mondo. Il valore dell’accordo è di 1,79 miliardi di dollari, vale a dire qualcosa come 1,65 miliardi di euro, e il passaggio di proprietà dovrebbe completarsi entro la fine dell’anno. Un’altra tacca sulla cintura per l’azienda milanese, che continua a comprare software già affermato invece di costruirlo da zero.

Chi non ha mai messo piede in una riunione da remoto forse non sa cosa sia Miro. In sostanza è una lavagna bianca infinita che vive nel browser, dove si appiccicano post it virtuali, si disegnano diagrammi, si trascinano immagini e si lavora in tanti sullo stesso spazio nello stesso momento. È lo strumento che ha sostituito il muro pieno di foglietti colorati negli uffici, e lo ha fatto in un periodo in cui gli uffici, per un po’, erano vuoti. Da lì è diventato un punto di riferimento per chi progetta, per chi fa brainstorming, per chi deve organizzare un flusso di lavoro complicato senza perdersi tra mille documenti.

Perché Bending Spoons punta su Miro

La logica dietro l’acquisto è la stessa che l’azienda milanese ha seguito finora. Prendere prodotti con una base solida di utenti, tenersi stretti soprattutto i clienti paganti, che nel caso di Miro si contano a milioni, e lavorare sui conti. Non è una scommessa su qualcosa che potrebbe funzionare in futuro, è l’acquisizione di una piattaforma che già funziona e che già incassa. Il punto, semmai, è capire quanto margine ci sia per migliorare la macchina senza far scappare chi la usa tutti i giorni per lavoro.

Sulla carta la lavagna digitale è un servizio appiccicoso, di quelli che una volta adottati da un’azienda diventano difficili da abbandonare. Le board accumulate negli anni, i modelli condivisi, le abitudini dei team. Cambiare strumento significa spostare tutto e riabituare decine o centinaia di persone. Questo, dal punto di vista di chi compra, è esattamente il tipo di fedeltà che vale un investimento da quasi due miliardi.

Un’altra tappa nel percorso dell’azienda milanese

Bending Spoons ha costruito la propria reputazione proprio così, comprando applicazioni e servizi digitali e portandoli sotto lo stesso tetto. Il gruppo di Milano si è ritagliato uno spazio piuttosto insolito nel panorama tecnologico europeo, dove le storie di successo raramente passano dall’acquisizione di prodotti americani già maturi. Qui invece succede il contrario, con un’azienda italiana che allunga la mano su una piattaforma conosciuta a livello internazionale.

La chiusura dell’operazione è attesa entro la fine del 2026, tempi tecnici e autorizzazioni permettendo. Per gli utenti di Miro, almeno nell’immediato, non dovrebbe cambiare granché nel modo di usare il servizio, anche perché la priorità dichiarata è mantenere la base di abbonati esistente. Le eventuali modifiche a listini, piani e funzionalità saranno il vero banco di prova dei mesi successivi.

Con questa mossa il portafoglio dell’azienda milanese si arricchisce di uno strumento di collaborazione puro, diverso per natura da molti altri prodotti acquisiti in passato, e pensato per il mondo del lavoro più che per il tempo libero. Una direzione che dice parecchio su dove il gruppo intende crescere, ovvero nel software aziendale a sottoscrizione, quello che genera ricavi ricorrenti mese dopo mese.

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