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Bemotrizinolo, il filtro solare che in Italia usiamo da 25 anni

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Chi compra le creme solari in Italia lo fa senza pensarci troppo, e forse non sa che dentro a molti di quei tubetti c’è da anni un filtro che negli Stati Uniti è arrivato soltanto ora: il bemotrizinolo, la molecola messa a punto da un gruppo di chimici svizzeri alla fine degli anni Novanta per fermare le radiazioni solari più difficili da bloccare, quelle considerate anche tra le più pericolose per la pelle.

La storia è curiosa proprio per questo. L’Unione Europea ha dato il via libera all’ingrediente nel 2000, e poco dopo hanno fatto lo stesso Asia, Australia e Canada. Gli americani, invece, hanno dovuto attendere il semaforo verde della FDA, che fino a poco tempo fa non aveva inserito la sostanza tra quelle utilizzabili. Risultato: per il pubblico statunitense si tratta di una novità assoluta, mentre da questa parte dell’Atlantico è roba che si spalma sulle spalle da decenni.

Perché negli Stati Uniti ci sono voluti vent’anni

Il nodo non è scientifico, è burocratico. Nell’Unione Europea le creme solari rientrano nella categoria dei cosmetici da banco, negli Stati Uniti vengono classificate come farmaci da banco. Sembra una sottigliezza, ma cambia tutto: un farmaco deve passare attraverso un percorso di valutazione molto più lungo e più severo, con test e verifiche che si accumulano nel tempo. Da qui la differenza di normative che ha tenuto il bemotrizinolo fuori dal mercato americano per oltre due decenni, pur essendo già ampiamente usato altrove.

Sul valore dell’ingrediente, però, i dermatologi non hanno dubbi. Zakia Rahman, professoressa clinica di dermatologia e direttrice della clinica di medicina estetica e laserterapia presso la Stanford Medicine, l’ha detto senza giri di parole: “Il bemotrizinolo rappresenta un enorme passo avanti rispetto a molti altri prodotti che abbiamo avuto finora. Non voglio usare il termine ‘battaglia’, ma di certo si è trattato di uno sforzo durato oltre 20 anni per riuscire a integrare filtri ultravioletti di qualità superiore nelle nostre creme solari”.

La protezione dai raggi UVA e le rassicurazioni degli esperti

Il punto forte della molecola riguarda soprattutto i raggi UVA, la porzione dello spettro solare più insidiosa e storicamente più complicata da schermare in modo efficace. Gli esperti della Stanford Medicine hanno voluto chiarire un aspetto che negli Stati Uniti stava alimentando qualche perplessità: il fatto che la FDA abbia impiegato tutto questo tempo non deve essere letto come un campanello d’allarme sulla sicurezza del prodotto.

Rahman ha precisato: “Abbiamo aspettato a lungo per avere una nuova opzione di protezione solare con una migliore protezione dai raggi UVA. Il lato positivo è che, grazie al processo di test, i consumatori godono di una maggiore protezione”. In sostanza, la lentezza dell’iter ha comunque prodotto un beneficio, perché ha accumulato una quantità di dati e di controlli che oggi rende il filtro tra i più documentati in circolazione.

Sulla stessa linea anche Susan Swetter, professoressa titolare della cattedra Mosbacher di Dermatologia e codirettrice dei programmi di Melanoma e Oncologia Cutanea presso la Stanford Medicine e lo Stanford Cancer Institute, che ha aggiunto: “Il bemotrizinolo è un farmaco collaudato e la sua approvazione da parte della FDA è un’ottima notizia per i consumatori”.

Per il mercato europeo, dunque, nessun cambiamento all’orizzonte: il filtro solare sviluppato in Svizzera continua a essere presente nelle formulazioni che si trovano in profumeria e in farmacia, esattamente come è avvenuto negli ultimi ventisei anni. La differenza è che ora anche negli Stati Uniti le protezioni solari potranno contare su un ingrediente che gli europei hanno dato per scontato per un quarto di secolo.

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