In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
In Cina vendere un’auto elettrica non è più la vera sfida. Il Paese corre su questo mercato da anni e adesso deve affrontare un problema diverso, cioè capire cosa fare con le batterie delle auto elettriche che col tempo perdono capacità e arrivano a fine vita. Pechino ha scelto di puntare su due strade precise, una regolamentazione più severa e l’innovazione nei processi di riciclo.
I numeri spiegano bene la fretta. Le autorità cinesi prevedono che entro il 2030 gli accumulatori usati supereranno il milione di tonnellate l’anno. Nel 2020 ne erano state ritirate circa 200.000 tonnellate e le stime diffuse nel 2021 parlavano di circa 780.000 tonnellate complessive per il 2025. Una crescita enorme, legata a un fatto molto semplice. Le batterie non durano per sempre e quando la loro capacità scende intorno all’80% in genere non sono più considerate adatte a muovere un’automobile.
La questione però non riguarda soltanto l’ambiente. Una batteria in cattive condizioni o gestita male può prendere fuoco oppure disperdere materiali pericolosi. Dentro questi pacchi ci sono poi metalli preziosi che la Cina preferisce tenere all’interno della propria filiera. E il volume in gioco è destinato a crescere ancora. Secondo il Ministero dell’Industria e dell’Information Technology (MIIT) produzione e vendite dei cosiddetti veicoli a nuova energia, categoria che comprende elettriche a batteria e ibride plug in, nel 2025 hanno superato i 16 milioni di unità, più della metà di tutte le immatricolazioni nel Paese. L’obiettivo di Pechino è portare questa quota al 70% entro il 2030, e ciascuna di quelle vetture un giorno avrà una batteria da smaltire o recuperare.
Le nuove regole per il riciclo delle batterie delle auto elettriche
A gennaio il MIIT e altri cinque dipartimenti hanno pubblicato misure provvisorie sul riciclo delle batterie, in vigore dal 1° aprile. Il principio di fondo è tenere la batteria legata alla sua auto fino all’ultimo giorno. Un veicolo elettrico rottamato senza la sua batteria di trazione verrà infatti classificato come incompleto. Lo scopo è impedire che gli accumulatori finiscano in canali fuori controllo, come officine non autorizzate o discariche abusive. Restano esclusi i modelli basati sullo scambio delle batterie, su cui il ministero sta ancora studiando come intervenire.
Il sistema si regge su una tracciabilità completa. Ogni batteria di trazione avrà un’identità digitale e una piattaforma nazionale la seguirà dalla produzione alla vendita, passando per riparazione, demolizione e riciclo. I produttori di batterie dovranno farsi carico di quelle realizzate o importate per il mercato cinese, tranne quelle vendute direttamente alle case automobilistiche. Costruttori e importatori saranno inoltre obbligati ad aprire centri di raccolta nelle regioni in cui vendono e non potranno rifiutare le batterie provenienti da società di leasing, di scambio batterie o di riparazione. Il riutilizzo e il riciclo su larga scala resteranno riservati alle aziende autorizzate per legge.
Un mercato miliardario e i piani fino al 2030
Dietro le regole c’è un settore già molto ricco. L’anno scorso il mercato cinese del riciclo ha raggiunto 558 miliardi di yuan, circa 73,3 miliardi di euro. Brunp Recycling, controllata di CATL, dichiara di gestire il 50,4% delle batterie dei veicoli elettrici del Paese con una capacità di 120.000 tonnellate. Alcune aziende cinesi riescono a recuperare il 96,5% del litio e il 99,6% di nichel, cobalto e manganese.
La tecnologia quindi esiste. Il nodo vero è far arrivare le vecchie batterie negli impianti giusti ed evitare che l’industria prenda scorciatoie. Il comparto fa i conti da tempo con infrastrutture carenti, rischi di incendio e smontaggi costosi dovuti a progetti non standardizzati.
Il nuovo piano del MIIT per l’industria delle batterie dal 2026 al 2030, pubblicato questa settimana, allarga lo sguardo. Chiede alle imprese sistemi di raccolta proporzionati alle vendite e le incoraggia a creare capacità di riciclo nei principali mercati di esportazione, dove le condizioni lo consentono. Propone anche un passaporto delle batterie e il riconoscimento reciproco dei dati sull’impronta di carbonio, un punto rilevante per i marchi cinesi che vendono all’estero. Sul fronte tecnologico il piano punta all’uso su larga scala delle batterie allo stato solido entro il 2030 e a batterie al litio capaci di sostenere 15.000 cicli di carica e scarica, un traguardo che rallenterebbe il ritmo dei ritiri.
Fonte: TecnoAndroid








