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BANCOMAT Pay, la Polizia Postale avverte: attenzione a questa truffa

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Una nuova truffa BANCOMAT Pay sta circolando in questi giorni e la Polizia Postale ha deciso di metterla nero su bianco in un avviso pubblico: qualcuno invia richieste di pagamento a raffica tramite le app collegate al numero di telefono, contando sul fatto che prima o poi qualcuno le autorizzi senza guardare troppo nel dettaglio. Il meccanismo è banale, quasi rozzo, e proprio per questo funziona.

Il comunicato cita in modo esplicito BANCOMAT Pay, ma parla anche di altri servizi analoghi associati al numero di telefono, senza però specificare quali. Una scelta che lascia un po’ di margine di interpretazione, perché di applicazioni che permettono di inviare e ricevere denaro con un semplice contatto in rubrica ce ne sono diverse. Il punto, in ogni caso, resta lo stesso: la richiesta di pagamento arriva sullo smartphone e sembra del tutto legittima, perché tecnicamente lo è. Non c’è nessun link malevolo, nessun sito clonato, nessun malware. C’è solo una transazione che aspetta un tocco per andare a buon fine.

Come funziona la truffa segnalata dalla Polizia Postale

Le segnalazioni ricevute negli ultimi giorni, secondo quanto riferito dalla Polizia Postale, sono numerose. I truffatori lavorano sui grandi numeri: mandano richieste di pagamento a una platea molto ampia di utenti e sperano che una percentuale, anche minima, accetti e confermi l’operazione senza prendersi il tempo di controllare chi c’è dall’altra parte. È un calcolo statistico, in fondo. Basta che pochi cadano nella trappola perché l’operazione sia redditizia.

Le informazioni diffuse non sono moltissime e questo, va detto, rende un po’ più complicato riconoscere il tentativo di raggiro con certezza. L’avviso è accompagnato da uno screenshot che mostra il tipo di notifica in arrivo, ma il consiglio di fondo resta valido a prescindere dalla forma esatta del messaggio. I punti indicati dalla Polizia Postale sono quattro e vanno letti come una piccola checklist da tenere a mente ogni volta che compare una notifica di questo tipo. Primo: capire sempre chi sta richiedendo il denaro. Secondo: controllare con attenzione l’importo e la causale del pagamento. Terzo: mai autorizzare pagamenti a favore di soggetti sconosciuti o di cui non è possibile verificare l’identità. Quarto: in caso di dubbi, meglio rifiutare la richiesta e contattare direttamente la propria banca.

Perché la fretta è il vero nemico

C’è un ingrediente che ricorre praticamente in ogni truffa di questo tipo, ed è il panico. I criminali sanno benissimo che una persona spaventata ragiona peggio, quindi costruiscono scenari di emergenza per accorciare al massimo il tempo di riflessione. Il repertorio è sempre lo stesso e funziona ancora: il figlio trattenuto in caserma per cui servono soldi immediati per le spese legali, le cure mediche urgenti dopo un incidente che non è mai avvenuto, la scadenza improrogabile che scade tra pochi minuti.

L’indicazione della Polizia Postale su questo fronte è chiara: non farsi condizionare da richieste urgenti o da pressioni per effettuare il pagamento in tempi rapidi. Prima di confermare qualsiasi operazione serve verificare l’identità del beneficiario e assicurarsi che la richiesta provenga da una fonte affidabile. Due controlli che richiedono trenta secondi e che, in questo tipo di truffe, fanno tutta la differenza.

Il dettaglio che rende questa dinamica particolarmente insidiosa è l’assenza di segnali tecnici sospetti. Nelle campagne di phishing tradizionali ci sono indizi da cercare, come indirizzi strani, errori di grammatica, domini che non tornano. Qui invece l’app è quella vera, la notifica è quella vera, la transazione è quella vera. L’unica cosa falsa è il motivo per cui viene chiesto il denaro, e quello non lo può filtrare nessun sistema automatico. Serve un occhio umano che si fermi un istante prima di premere il pulsante di conferma. L’avviso è stato diffuso il 18 agosto 2026 e si aggiunge alla serie di comunicazioni che la Polizia Postale pubblica periodicamente sui tentativi di frode che colpiscono i conti degli utenti italiani.

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